Nello scrivere “A Secular Age” (“Un’epoca secolare”), Charles Taylor ha lentamente e totalmente costruito ciò che in essenza è l’opera della sua vita. Per prima cosa egli indica i termini con cui egli intende lavorare nel definire il secolarismo. Si tratta di qualcosa in più di ciò che si muove nell’aria pubblica, del declino del credo o della pratica. Per Taylor la secolarità ha a che fare con nuove condizioni di credo, in cui la figura che la distingue è la perdita del trascendente. Questo tema del secolarismo, che spinge verso l’immanenza a discapito del desiderio di immanenza, è un tema a cui Taylor ritorna ripetutamente; esso riassume l’agenda umanista, che è interamente orizzontale. Man mano che va più in profondità, comunque, Taylor esplora alcuni dei difetti o delle limitazioni di tali sforzi.
Per prima cosa, Taylor cerca di riportarci indietro di 500 anni in modo da poter aprire il percorso attraverso la catena storica di eventi che ci portano da un posto in cui l’incredulità era inimmaginabile ad un posto in cui la fede è una possibilità, anzi una possibilità sempre minore. Gran parte di questo percorso storico cerca a partire da fattori antecedenti all’Illuminismo, come il credo nei demoni e in ciò a cui Taylor fa riferimento come mondo “poroso”, fino a dove siamo giunti oggi come individui “schermati”, protetti dall’intrusione di cose che non sono del tutto razionali. Questo credo di per sé ha offerto un valore attraente perché eleva lo stato umano ad una posizione più invulnerabile, a volte anche in modo irreale, ed una realtà auto-determinata, dove l’individuo delinea il mondo e le forme attorno a lui.
Tramite una serie di collegamenti multipli, Taylor collega gli avanzamenti della società, della civilizzazione e dell’ordine allo sviluppo religioso; man mano che la società avanza, gli obiettivi della religione progrediscono, e viceversa. Le persone vengono liberate dalle strutture di potere gerarchico, e livelli sempre maggiori di democrazia ed egalitarismo entrano in funzione. Il “Neo-Stoicismo”, come lui lo definisce, diventa un equilibrio fra il mondo meccanicistico dell’Illuminismo e la scienza, con alta considerazione delle passioni umane.
Questi sviluppi, comunque, creano sempre più un senso di individualità e il potere della volontà (con Nietzsche molto chiaramente articolato come forza distruttiva). La filosofia di Nietzsche, e le azioni da essa derivanti, diventa l’archetipo di quello che Taylor vede come il pacco negativo del Secolarismo, il trionfo del potere umano su qualunque omaggio o riverenza alle strutture e morali divine, così che l’individuo viene divinizzato a modo suo a qualunque costo. È questo il lato negativo delle conclusioni umanistiche, se perseguito in modo univoco ed assoluto. Lungo la strada questi immaginari sociali (che sono simili narrazioni soggettive che emergono da direzioni umanistiche, così come le loro evoluzioni all’interno di linee cristiane) spiegano il nostro posto in questo mondo, e nel nostro rapporto con gli altri. Uno dei campi di battaglia centrali fra il Cristianesimo ed il Secolarismo, che Taylor identifica come le due principali forze in competizione fra loro in tutto il libro (ad esclusione, per lo più, del fiume dell’Islam, anche nelle nazioni “sviluppate”) è ciò che pensiamo del tempo. Dal punto di vista secolare, il tempo è il “qui ed adesso” in questo mondo, mentre per il Cristiano il tempo include e mette al primo posto l’eternità, ricostruendo il modo in cui vediamo questo mondo.

Secondo Taylor, Matthew Tindal opera la prima vera apertura nell’armatura; egli afferma che tutti gli obiettivi di Dio erano in direzione di quello che è “l’interesse comune e la felicità mutua delle sue creature” (per esempio, che Dio veramente vuole che le persone siano sempre interessate a servire il bene maggiore). Questo ha operato un taglio su alcune delle idee generalmente accette della depravazione umana ed ha aperto la possibilità di elevare gli interessi umani come interessi di Dio. Da questo punto sono poi avvenuti ulteriori sviluppi; Bertrand Russell si è spinto oltre, trovando una natura simil divina come una fra due possibilità all’interno di ogni essere umano, e, in generale, la tendenza fu verso una focalizzazione antropocentrica con una visione di Dio più impersonale. Poi sono sorte sempre più opzioni verso l’Umanesimo; una volta che i valori supremi sono mutati, la focalizzazione è diventata orizzontale e l’esperienza religiosa si è concentrata sull’immanente, Dio poteva scivolare in secondo piano. Come molte narrative delle correnti principali proiettano, comunque, il modo in cui la cosa è andata avanti non è stato un completo spargimento della pelle del Cristianesimo per emergere completamente alla luce dell’Illuminismo, piuttosto, è stato il risultato più di uno slittamento della focalizzazione e degli ideali cristiani, un cambiamento graduale del messaggio cristiano. Taylor condivide le narrazioni del nuovo Secolarismo come avente grande mobilità e focalizzata sull’importanza dell’autenticità. Poi Taylor usa l’ultima parte del libro in tono più filosofico, con un dibattito sui dilemmi che il Secolarismo ci procura nel nostro Umanesimo attuale con la sua visione del tempo e le idee relative del Cristianesimo.

Analisi
È interessante vedere come un secolarista non-trionfale, come Taylor, che crede vi siano traiettorie multiple ed alla fine non sa indicare la migliore soluzione verso le miriadi di dilemmi vorticosi dell’umanità, desideri ardentemente un significato religioso e spirituale, anche se forse è solo questo che significa incontrare un vero umanista secolare intellettualmente coerente. La parte più affascinante dell’opera di Taylor si trova verso la fine del libro, dove egli si dedica con minori restrizioni e in modo meno apologetico nella sua opera di filosofo e teologo. Nell’ultima parte Taylor cerca di proporre un migliore modo per procedere, rimane fedele alla sua identità accademica, coprendo le sue scommesse in tutti i modi possibili, facendo 2 passi avanti e 1,85 indietro.
È importante che noi riconosciamo Taylor per ciò che fa bene: prende buona visione degli slittamenti ideologici, anche se, come uno storico tipico, tende a vedere tutto tramite una ben delimitata lente causa-effetto storica, dove le azioni ed i risultati ci giungono quasi come sviluppi inevitabili delle idee che hanno dato loro origine. Non appena egli focalizza sull’individuo e la sua responsabilità, comunque, immediatamente emerge con lo stendardo dell’auto-creazione individuale. Nel fare questo, egli manca di frenare una certa forma di timore reverenziale e rispetto verso conclusioni mostruosamente egoistiche o deprimenti che emanano dal “coraggio” di afferrare e maneggiare la vita a modo nostro. Egli è incrollabile nel suo impegno sul collegamento fra idee ed azioni che ne derivano; la difficoltà è che deve riconoscere gli sforzi umani continui per poter soddisfare le ricerche ed i desideri perenni di significato, speranza e valore, che svaniscono come bolle in modi delineati ma non definiti dal milieu storico.

Taylor si evidenzia come secolarista che fa due cose meglio dei suoi pari accademici.
Per prima cosa, egli rifugge la narrativa secolare della corrente portante, che pretende che la religione svanirà lentamente silenziosamente nella notte, man mano che l’umanità progredisce inevitabilmente nella sua lunga marcia in avanti verso l’illuminazione di più che un crudo materialismo ed umanesimo. Certamente, atti ricorrenti atroci di violenza e malvagità hanno reso queste teorie sempre più assurde per chiunque abbia gli occhi aperti, ma rimane lo stesso impressionante vedere come questo sia riconosciuto da uno che segue tale corrente. Egli, per esempio, nota l’effetto contraddittorio della spinta a minimizzare il resoconto umano, etichettando ciò che prima era indicato come peccato come “malattia mentale”. Nel tentativo di difendere dall’accusa di abbassamento del valore umano, comunque, la tattica umanistica fa proprio questo, poiché la malattia non può essere vinta né conquistata, può essere solo curata. Egli, inoltre, si spinge indietro in repulsione per la superficialità e la de-umanizzazione che la disponibilità alla trascendenza procura all’umanità, riconoscendo che questo sarà insoddisfacente.
Come seconda cosa, Taylor riconosce le sue proprie presupposizioni, e rivela che comprende le vere dottrine del Cristianesimo. Taylor non può sfuggire agli allettamenti di molti aspetti del Cristianesimo, solo non riesce ad accettarlo nella sua forma più pure>; farlo, per lui, sarebbe fare una retromarcia e dovrebbe fare un percorso a ritroso verso un tempo meno illuminato e più rozzo dello sviluppo umano, completo delle sue idee sul mondo spirituale, sull’ira di Dio, sulla punizione divina dell’umanità e persino sulla necessità di una croce insanguinata. Quando giunge al fulcro del Cristianesimo, la propiziazione di Cristo, Taylor non riesce a digerirne le implicazioni.
Alla fine, Taylor sembra offrire una via media fra il Cristianesimo ed il Secolarismo, scegliendo le caratteristiche migliori di entrambi e collegando assieme questi due “protagonisti”, come lui li definisce. Egli tratta questi due punti di vista del mondo come fratelli, che, una volta uniti, poi sono entrati in competizione e contrasto fra loro, ma che possono entrambi imparare l’uno dall’altro per poter offrire in futuro una migliore esperienza religiosa più vasta. In realtà, comunque, questo è esattamente ciò che il Secolarismo ed il Pluralismo sono stati sin dall’inizio. Il Secolarismo non è che una forma abilmente mimetizzata di esaltazione del proprio ego; esso diventa una tavola imbandita a cui il Cristianesimo è saccheggiato per le sue qualità morali, per le sue espansioni orizzontali e trascendentali degli orizzonti dell’esperienza umana, la sua spinta al miglioramento e persino trasformazione olistica dell’ego, ma dove le ossa spiacevoli del soprannaturale e del senso di responsabilità e resoconto dinanzi a Dio come Giudice sono sputate fuori.

Gesù dice: “Se voi non odiate vostro padre e vostra madre, vostra moglie e i vostri figli (la vostra presupposta autorità a giudicare quali parti della mia dottrina vi piacciono), non potete essere miei discepoli” (parafrasi). Le richieste dell’esclusività di Cristo e della sua signoria sono servite come pietra d’inciampo e aspetto da ridicolizzare per ogni altra religione e filosofia di questo mondo, ed è quest’ostacolo che rende impossibile  le speranze di Taylor di una sintesi fra Cristianesimo e Secolarismo.

Justin Poythress

Testo pubblicato originariamente sul sito reformation21. Riprodotto qui con autorizzazione da parte dell’ Alliance of Confessing Evangelical.

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