“C’è un’entità che non può essere sconfitta” ha dichiarato Lee Sedol, durante la conferenza dove ha annunciato il suo ritiro dal mondo dello sport, ex campione del mondo di Go, un gioco da tavolo molto popolare in Corea del Sud e Cina. L’entità a cui si riferiva è AlphaGo, un’Intelligenza Artificiale (AI), che nel 2016 ha sconfitto, per la prima volta in assoluto, un giocatore Go di altissimo livello, vincendo per 4 giochi ad 1. Per l’AI, questo è stato un traguardo molto importante a causa della complessità di Go, rispetto ad altri giochi da tavolo, come ad esempio gli scacchi, dove i computer sono stati capaci di battere i campioni mondiali in carica già dal 1997. Go era riuscito ad eludere i programmatori per due caratteristiche: il numero di mosse possibili che un giocatore può fare (una media di 250 mosse rispetto alle 35 degli scacchi) e per l’importanza di interpretare il punteggio di un pezzo sulla scacchiera, difficile da realizzare da un programma per computer. In precedenza, i programmatori dovevano codificare queste informazioni, che per giochi come Go era un’impresa estremamente difficile. Ma una nuova tecnologia chiamata machine learning, consente ad un computer di giocare contro se stesso imparando le tecniche e i punteggi che le pedine acquisiscono, a seconda della posizione sulla scacchiera, e le possibili mosse. Questo ha permesso al computer di competere con gli umani in tutta una serie di attività.

La rapida crescita dell’AI negli ultimi 5 anni, ci costringe a porci delle domande sul rapporto tra noi e i computer. Sin dall’inizio dell’era digitale, le persone hanno cercato di spingere i programmatori a competere con le capacità umane. All’inizio i computer erano completamente dipendenti dagli sviluppatori informatici, ma adesso, grazie alla capacità di imparare da soli, possono lavorare senza l’aiuto di un esperto. Questo permette all’AI di sviluppare capacità troppo complesse per essere sviluppate da un programma, dando il via ad una rivoluzione tecnologica. Inoltre le macchine sono, rispetto a noi, più economiche, più veloci e più precise, e questo favorisce l’automazione, ma il fatto che un computer possa, comunque, continuare a lavorare senza il bisogno di un umano, lo porta a risolvere una serie di problemi, che noi neanche possiamo immaginare.
Quindi, ci sorge spontanea la domanda, ma noi siamo davvero così speciali, se i computer sanno essere migliori di noi in ogni area della vita? 

Questa domanda si inserisce anche nel contesto dei diritti umani e del loro valore. Queste idee sono diventate delle colonne portanti del pensiero occidentale con l’essere umano posto al di sopra di quasi tutto il resto. Ma se noi valiamo, per la società, in base alle nostre capacità, se non siamo più i migliori, allora questa definizione viene minacciata? Lee Sedol, si è ritirato, non perchè sconfitto da un altro essere umano, ma da un’entità che non ha paura di perdere e che non prova neanche una preoccupazione per l’esito della partita. Quindi anche se vince contro il più forte essere umano non capisce il valore della sua vittoria. Questa domanda, ovviamente, non si rivolge solo ai giochi da tavolo, ma a qualsiasi aspetto della nostra vita. Cosa significa avere un valore? La domanda mi fa tornare in mente il mio carissimo orsacchiotto, che per tutti era solo un pupazzo di peluche vecchio, con poca pelliccia e senza un occhio. Per me, invece, era l’orso più speciale del mondo. Per dargli un valore, non potevo certo ricorrere alla scienza perchè non ci sono provette o algoritmi matematici che possano rispondere. Ma non per questo dobbiamo arrenderci come ci dice la storia. Quindi, dove troviamo il valore umano? Questa domanda è posta in tutta la Bibbia, partendo da Adamo ed Eva passando per la nazione d’Israele, fino ad arrivare a Gesù e Paolo. Nel primo capitolo, non sono gli esseri umani che affermano di essere preziosi, ma è Dio che dichiara che siamo fatti a sua immagine.

Il teologo Tom Wright lo spiega: “Il punto di essere umani è di essere portatori di un’immagine, riflettere la saggezza e l’ordine di Dio nel mondo, riflettere le lodi della creazione rispecchiando sempre la gloria di Dio”.  [1] Ci è stata data la possibilità di essere ambasciatori della creazione, agenti attraverso i quali possiamo dimostrare tutto l’amore di Dio. Prendendo come esempio Gesù, “l’immagine del Dio invisibile” [2], che mostra l’amore di Dio al mondo e per il mondo, così i cristiani cercano, (spesso fallendo), di vivere come lui, come piccoli cristi, amando il loro vicino e Dio per primo. Purtroppo, però, siamo creature competitive, vogliamo sempre confrontarci tra di noi, facendoci credere che la nostra autostima dipenda dalle nostre capacità. Quindi l’idea che noi siamo amati e apprezzati, prima ancora di aver emesso il nostro primo respiro, è talmente rivoluzionaria che Dio ha dovuto dimostrarci come fosse possibile. “Hai sentito che è stato detto: ‘Ama il tuo vicino e odia il tuo nemico.’ Ma io ti dico, ama i tuoi nemici e prega per quelli che tu perseguitano.” [3]

Quindi cosa dovremmo fare quando incontriamo “un’entità che non può essere sconfitta?”. Non esiste una risposta unica e facile a questa domanda, e la nostra difficoltà a rispondere diventerà sempre maggiore, man mano che l’intelligenza artificiale si svilupperà in sempre più settori.
Quindi da cosa dipende la tua opinione di valore umano?

Note:
[1] Paul, “Una biografia di N.T.Wright”, pagina 407
[2] Colossesi, 1:15
[3] Matteo, 5: 43-44

Sono in debito con Tom Holland per il suo lavoro su come le nostre idee sui diritti umani e sui valori si sono sviluppate nel tempo, spiegato nel suo libro, Dominion, the making of the western mind.
Autore: Mark Towers

Testo pubblicato originariamente su Science and Belief. Riprodotto qui con autorizzazione da parte di Science and Belief. 

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