Richard Dawkins è uno degli intellettuali più influenti del pianeta. Biologo evoluzionista a Oxford, autore di fama, Dawkins è considerato tra i migliori atei militanti. La Repubblica gli ha recentemente dedicato – il primo novembre, con un bell’articolo di Enrico Franceschini – l’intera pagina cultura, presentando tra le altre cose il suo nuovo saggio The God Delusion: un vero attacco alle “ossessioni religiose” che mira a dimostrare “scientificamente” l’inesistenza dell’Essere Soprannaturale da molte religioni considerano il Creatore.
Ho, da un po’ di tempo, qualche problema con certi militanti e – devo riconoscerlo – neanche con gli atei mi trovo bene.
Perché? Il motivo è che non esistono “non credenti”. Non ci sono persone “non religiose”. Ovunque e in ogni tempo per vivere, pensare, gioire e agire, sperare e amare bisogna avere fede. Siamo tutti esseri strutturalmente credenti anche se la vita è sempre costruita – spesso tacitamente – su particolari coordinate confessionali, su prospettive direzionali diverse.
Non ha molto senso prendersela con chi crede, affermando

il problema è che i credenti, diciamo così moderati, a qualunque religione appartengono, contribuiscono a formare una atmosfera più confortevole e sicura per gli estremisti, perché promuovono l’idea della fede come virtù assoluta e obbligano tutti ad un rispetto esageratamente pio della religione.” [R. Dawkins]

La questione reale è identificare il sistema delle credenze, l’orizzonte religioso che inevitabilmente tutti possediamo. Qual’è l’oggetto, il contenuto, delle nostre preoccupazioni ultime?
La vita è religione. Sempre.
Non è perché

i bambini sono programmati in modo da avere una fiducia innata in ciò che raccontano loro gli adulti: poiché gli adulti raccontano che Dio esiste, i bambini ci credono, e questa fede viene trasmessa di generazione in generazione”.

Piuttosto è perché siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26-27), e anche dopo la rottura e la ribellione, portiamo ancora nella nostra coscienza diversi segnali di questo progetto originario.
Non abbiamo solo una innata consapevolezza religiosa, ma il nostro cuore ospita un efficace seme religioso (Calvino, IRC § 1.3.1).
E’ Dawkins che nel suo zelo di convertire all’ateismo dice che:

senza la religione, staremmo tutti meglio. Saremmo liberi di esultare per il privilegio che abbiamo di essere nati, grati di vivere una vita, questa, terrena, abbandonando il presuntuoso desiderio di averne una seconda, eterna nell’aldilà”.

Però, prima ancora di essere homo sapiens, prima ancora di essere homo faber, ognuno di noi è homo adorans. Siamo, pensiamo e operiamo sempre nella prospettiva di ciò che crediamo.

La vita è religione. Inevitabilmente.

La questione centrale è quindi capire quale e cosa sia il frame di riferimento, l’assetto liturgico della nostra esistenza.

Giuseppe Rizza