di Justin Poythress

Il postmodernismo ha creato un erede, il suo nome è Consenso. Quattro anni fa, l’Oxford Dictionary dichiarò che “post-verità” era la sua parola dell’anno. La post-verità si riferisce al nostro modo contemporaneo di percepire il senso di giustizia, in cui la realtà oggettiva e i fatti soverchiano le emozioni e le credenze personali.
Ravi Zacharais e altri hanno risposto a questo concetto affermando che non possiamo ignorare la verità e sperare di mantenere l’ordine o comunque un dialogo significativo.[1] Anche se lo sforzo per far emergere i sentimenti può prevalere sul piano interpersonale, dobbiamo essere consapevoli che poche persone – escludendo i relativisti più ferventi e coraggiosi (tipicamente quelli tutelati dai suoi effetti all’interno delle roccaforti del mondo accademico) – rimangono fedeli a un pensiero completamente relativista quando la posta in gioco raggiunge una morale che richiede un livello superiore.

Quando le questioni morali diventano più affilate, più ampie e più radicali, i sostenitori della post-verità rivelano che, secondo il pragmatismo, devono usare una sorta di pensiero che li guida. Le pulizie etniche sono giustificate dai sentimenti forti di qualcuno? E il traffico sessuale o la violenza domestica? No, a quanto pare, tali comportamenti sono sbagliati unilateralmente, per ogni singola persona, in ogni luogo, in ogni momento. “Perché?” allora ci si potrebbe chiedere, questi particolari comportamenti morali sono al di sopra di ogni rimprovero. Perché queste posizioni morali, per ora, sono al di là della portata del dibattito, al di là del salvataggio della razionalizzazione emotiva?

La risposta è: “Perché, ovviamente, sappiamo tutti che queste cose sono terribilmente sbagliate”.

A livello pratico, la verità per consenso si è affermata per riempire il vuoto lasciato quando, stizziti, abbiamo ordinato alla verità oggettiva di nascondersi alla nostra vista. Come siamo giunti qui? Per addentrarci nel clima attuale del ragionamento morale, abbiamo bisogno di un rapido riassunto sugli sviluppi filosofici che hanno portato alla situazione attuale partendo dall’Illuminismo.
Prima dell’Illuminismo, la gente era convinta che la verità si trovasse nel Divino. C’era una certezza divina di verità verso cui dovevamo tendere, comprendere e portarla nella nostra vita, al fine di accontentarci. L’Illuminismo spostò l’attenzione dal divino alla capacità di ragionamento dell’uomo. La ragione stessa che porta alla capacità di collegare razionalmente fatti osservabili in una catena deduttiva, era ora il fine ultimo della verità. Questo sembrava non escludere comunque la necessità del Divino fino alla metà del XX secolo, quando emerse la de-costruzione. La de-costruzione riconobbe che la “ragione” pura, semplice e imparziale semplicemente non esisteva, anzi non poteva esistere. La de-costruzione osservò che l’approccio di ogni persona alla verità era influenzato dalla sua cultura, dal suo vissuto e dai suoi desideri personali.
La de-costruzione, in sostanza, ha riformulato sotto una luce nuova Proverbi 18:17“Il primo che parla in un processo sembra aver ragione, poi interviene l’avversario e lo contesta.”

Questo ci lascia in un po’ in stallo. I critici della de-costruzione hanno capito questo problema. Si lamentavano che il nome “De-costruzione” fosse, addirittura, fin troppo adeguato: annullava la nostra certezza nella ragione e nella mente umana, non offrendo nulla in cambio. Purtroppo, ciò che spesso prende il suo posto, sia in maniera letterale che metaforicamente, è quello che troviamo nel versetto successivo, Proverbi 18:18“La sorte fa cessare le liti e decide fra i potenti.”

Questo spiega in parte alcune derive radicali presenti nel nostro mondo attualmente. La nostra perdita di capacità nell’assumere, parlare ed operare su un terreno comune, incontaminato dai pregiudizi, significa che persone con punti di vista diversi si trovano ai lati opposti di un grande abisso. Possono vedersi; possono odiarsi l’un l’altro; possono anche sentire stralci di ciò che l’altro lato sta urlando… ma senza la minima possibilità di un incontro a metà strada.

Il Postmodernismo ha dato vita all’era del consenso
Come stabiliamo dove sia la verità su un terreno del genere? La risposta è quella di lanciare i dadi? O forse la risposta è il freddo mantra di Nietzsche “quello che non uccide fortifica”? O forse c’è una terza via?
Gli umanisti secolari promettono che c’è una terza via che passa attraverso un dialogo riflessivo e rispettoso. La nostra capacità di scoprire la verità deriva dai nostri sforzi collettivi per raggiungere un compromesso, un consenso e una cooperazione. La premessa è che noi, come tutta la comunità, uniti nel nostro essere umani, siamo in grado di trovare una verità univoca che trascende i nostri punti di vista individuali.
Il Manifesto Umanista III, pubblicato nel 2003, vede la propria versione della verità proprio in questi termini. Questa è la visione del mondo umanista…

“… si è evoluto nel corso dei secoli, e continua a svilupparsi attraverso gli sforzi di persone premurose che riconoscono che i valori e gli ideali, per quanto attentamente scolpiti, sono soggetti a cambiamenti man mano che le nostre conoscenze e la nostra comprensione progrediscono.”[2]  

Ma questo solleva una domanda: “Chi sono queste persone premurose?” La risposta sottintesa e implicita è che le persone premurose possono essere riconosciute dalla loro capacità di esprimere quello che è il consenso della maggioranza.
Non fraintendere, legando completamente la verità assoluta al consenso, non siamo andati molto oltre il caos del relativismo. Piuttosto, ci rassegniamo all’incertezza perpetua, ad una vita guidata e scossa dal vento (Giacomo 1:6). Ricordate che la verità per consenso popolare è ciò che ha portato all’amnistia per un ladro al posto di Gesù (Giovanni 18:40).
Il consenso ha approvato il governo del popolo nella brutalità della rivoluzione francese. Il consenso è ciò che ha creato la Germania nazista, sorriso ai processi alle streghe di Salem e accettato la schiavitù. La verità per consenso si dimostra una bussola morale volubile.

In questa atmosfera, la Chiesa ha spesso risposto con uno dei due estremi, ma entrambi mancano di offrire la comprensione del messaggio evangelico. Da un lato, cerchiamo semplicemente di affermare e reindirizzare le intuizioni morali create dal consenso nel mondo. All’estremo opposto, disegniamo il nostro cerchio di verità stringendolo sempre più, finché non ci riteniamo fortunati se rimangono solo 144.000 fedeli ancora rimasti. Il Vangelo riequilibra entrambi gli estremi.

Il Vangelo afferma l’antitesi
Gesù, nel Suo insegnamento, corregge esplicitamente un’idea sbagliata che egli sa che sta circolando su di Lui: “Pensate che io sia venuto a dare la pace sulla terra? No, vi dico, non sono venuto a portare la pace, ma piuttosto divisione.” (Luca 12:51)
Gesù non sta dicendo che il Suo scopo è quello di dividere le persone, ma riconosce che la verità divide. Se acquisiamo popolarità con una dichiarazione di convinzione con la quale tutti, o anche solo la stragrande maggioranza delle persone possono essere d’accordo, allora quella è una buona indicazione che non abbiamo comunicato nulla. Man mano che ci si avvicina al nucleo di ciò che per noi è più importante nella vita, tanto più le dichiarazioni diventano più divisive, anziché ridurle.

Quando Gesù dice che dividerà le famiglie, non è perché si aspetta che i suoi seguaci siano irrispettosi o di mentalità chiusa o nemici. È perché Gesù sta dicendo qualcosa di assolutamente fondamentale sulla natura della verità. Gesù stesso è la verità incarnata. O gli crediamo e lo accettiamo come Salvatore e Signore nostro, oppure non gli crediamo. Non c’è una via di mezzo. Dalla Caduta, i nostri cuori sono naturalmente ribelli contro questa verità, e quindi dobbiamo aspettarci che tutti noi remeremo contro questa verità e vorremo respingere il Vangelo in diversi aspetti.

Il Vangelo porta unità
Anche se Gesù divide, riesce anche ad unire. La fede in Gesù ci conduce all’unità reale, profonda e stabile che bramiamo. In Gesù, diventiamo tutti un’unica famiglia. Tutte le famiglie della terra possono essere benedette sotto la benedizione e la genealogia di Abramo (Genesi 12:3). Questo era il piano di Dio prima della creazione del mondo: offrire l’unica via affidabile per l’unità.
È vero, l’unità sostanziale è costosa. È il tipo di unità che emerge dalle trincee e dalle barricate, dai campi di addestramento, che ci fa riflettere insieme, attraverso un’esperienza vicina alla morte o di un trauma vissuto. È il tipo profondo di unità nata dalla sofferenza, che, per questo motivo, non può negare la coscienza. Questa è l’unità che Cristo ha acquistato sulla croce.
È il “mistero della volontà di Dio… per raccogliere tutte le cose in Cristo…, le cose in cielo e le cose sulla terra” (Efesini 1:9-10). Ogni cristiano è unanime nella coscienza di aver crocifisso Gesù, per poi essere stato salvato da Lui dalla morte e dalla pena. In Cristo, non solo raggiungeremo finalmente una piena comprensione della verità, ma scopriremo sempre più armonia e unità con Dio e con altri fedeli.
Alla luce di questa realtà, dovremmo adottare una mentalità fatta di dolcezza e pazienza, desiderosi di creare e mantenere il legame di unità che si realizza attraverso Gesù (Efesini 4:2-3).

Justin Poythress (MDiv, WTS) è assistente pastore del ministero degli studenti presso la Christ Community Church di Carmel, Indiana.


Link correlati
“The Twilight of the American Enlightenment”, review by R. R. Reno
“Plastic People in a Liquid World” by Carl Trueman [ Part 1  |  Part 2 ] “Postmodernism: Gagging of God” by D.A. Carson
“Dealing with Postmodernism and Gender Confusion” by Derek Thomas
C.S. Lewis: Apologetics for a Postmodern World by Andrew Hoffecker

Note
[1]  https://www.thegospelcoalition.org/article/why-oxford-dictionarys-2016-word-of-the-year-matters/
[2] https://americanhumanist.org/what-is-humanism/manifesto3/  (emphasis my own)

Testo pubblicato originariamente sul sito reformation21. Tradotto e riprodotto qui con l’autorizzazione da parte dell’editore Alliance of Confessing Evangelical. Il suo utilizzo totale o parziale è proibito in ogni forma previa richiesta e autorizzazione di InfoStudenti. Il contenuto del presente articolo non è alterabile o vendibile in alcun forma.
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