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“Candidato all’Oscar in tutte le categorie maggiori, dominato dalle interpretazioni di Kate Winslet e di Ralph Fiennes, diretto dallo Stephen Daldry di ‘Billy Elliot’ e ‘The Hours’ con un’eleganza perfino sospetta, ‘The Reader – Ad alta voce’ è destinato a sedurre le grandi platee internazionali ma lascia dubbiosi e spesso a disagio. Non perché il romanzo omonimo di Bernhard Schlink (Garzanti), adottato anche come libro di testo nelle scuole tedesche, non sia una riflessione accurata e appassionante sulle colpe della Germania e sul rapporto fra le generazioni. Ma perché trasferito al cinema ‘The Reader’ acquista una forza seduttiva e un’ambiguità da cui la pagina scritta era immune.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 7 febbraio 2009) “Humor inglese appropriato, che andrebbe usato anche per questo ennesimo ritorno cinematografico al nazismo e alla seconda guerra mondiale, tornati in auge negli ultimi mesi con un poker di registi e di film di richiamo. E questo, francamente, sembra il peggiore. Prende le parti più deboli de ‘Il laureato’ e di ‘Schindler’s List’ per metter su un melodramma d’amore e di guerra, un film in cui il passato, per entrambi i protagonisti, è un continuo ritorno al passato. (…) La scena cruciale, un dibattito aspro tra studenti e professore (il sempre ottimo Bruno Ganz) nella facoltà di legge, porta a galla i drammi della memoria storica collettiva tedesca, un macigno su chi sente su di sé la colpa dell’Olocausto, solo per l’appartenenza a un popolo. E rivela la pretenziosità del progetto, che si regge su qualche piccola buona intuizione in un mare di banalità visive e narrative. La musica che sottolinea, didascalica e crescente, le scene clou, un processo rigido e piatto come la sceneggiatura divisa in due tronconi e di una furbizia irritante. E rimane infine la sgradevole sensazione di un film scivoloso in cui la ricca ebrea (Lena Olin) ci appare più antipatica della carnefice, ed è davvero difficile capire dove si vuole arrivare. ‘L’interesse del film si vede dalle reazioni che, nel bene e nel male, suscita. E dobbiamo ricordarci che comprensione – conclude Fiennes – non è giustificazione’. Verissimo, ma il confine tra le due è labilissimo. E Daldry, francamente, non dimostra la sensibilità necessaria a rispettarlo.” (Boris Sollazzo, ‘Liberazione’, 7 febbraio 2009 “Senza arrivare a facili assoluzioni o, peggio, giustificazioni, il film affronta così il tema del passato come condanna (c’era già nel terzo episodio del precedente lavoro di Daldry e Hare, ‘The Hours’) sfruttando la straordinaria forza emotiva degli attori – tutti davvero bravissimi – per costringere ogni spettatore a fare i conti con i propri passati. Senza lanciare facili accuse ma anche senza evitare le domande più scabrose.” (Paolo Mereghetti, ‘Corriere della Sera’, 7 febbraio 2009) “‘The reader’ si ispira a un noto romanzo di Bernhard Schlink e ha suscitato polemiche per il modo in cui mescola sesso & Olocausto, cercando pietà per una ex-kapo. C’è molto sesso nel film, ma i lager non si vedono, tutta la storia si svolge nel dopoguerra e quindi il vero tema, semmai, è il sesso come fuga dal rimorso, come rimozione del dolore che si è visto o provocato. La pietà è implicata nel momento in cui si sceglie un personaggio come Hanna quale protagonista, e la si fa interpretare a un’attrice fantastica come Kate Winslett: tutto il peso ideologico del film è a monte, nella scelta di far incontrare un’aguzzina e un adolescente ignaro, farli innamorare e far poi scontare ad entrambi la pena – a lei in carcere, a lui nel chiuso della sua coscienza. Sono le due Germanie: una ha pagato, l’altra sta ancora pagando.” (Alberto Crespi, ‘L’Unità’, 7 febbraio 2008)

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