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Michael Gleghorn esamina le prove di antiche fonti non cristiane della vita di Gesù, dimostrando che queste fonti aiutano a confermare l’affidabilità storica del Vangelo.

Prove da Tacito
Sebbene ci siano prove schiaccianti che il Nuovo Testamento sia un documento storico accurato e affidabile, molte persone sono ancora riluttanti a credere quello che c’è scritto, a meno che che non ci sia una testimonianza indipendente, non–biblica, che confermi le sue affermazioni. Nella introduzione di uno dei suoi libri, F.F.Bruce racconta di un corrispondente cristiano a cui venne detto dall’amico agnostico che “ad esclusione dei riferimenti oscuri in Flavio Giuseppe o simili: “Non c’è nessuna prova storica della vita di Gesù al di fuori della Bibbia”.1 Tale scritto a Bruce causò in lui “grande preoccupazione e turbamento per la sua vita spirituale”.2 Conclude la sua lettera chiedendo: “Esistono queste prove collaterali? Se non ce ne sono, c’è un motivo per questa mancanza”.3 La risposta a questa domanda è che “assolutamente sì, esistono prove addizionali” e le considereremo un po’ in questo articolo.

Cominciamo la nostra indagine con un passaggio che lo storico Edwin Yamauchi chiama “probabilmente il riferimento più importante su Gesù al di fuori del Nuovo Testamento.4 Riportando la decisione dell’imperatore Nerone di ritenere colpevoli i cristiani per l’incendio cha ha distrutto Roma nel 64 D.C, lo storico Tacito scrisse:  Nerone ha appioppato la colpa… per il loro abominio, su una classe chiamata cristiani dal popolo. Cristo, da cui ha l’origine il nome, ha sofferto l’estrema punizione durante il regno di Tiberio per mano di Ponzio Pilato, e la più maliziosa superstizione, la prima fonte del male, seppur controllata per il momento, scoppiò non solo in Giudea ma anche a Roma…5

Cosa possiamo imparare dalle antiche (e anche sgradevoli) fonti su Gesù e dei primi cristiani? Per primo, notate che Tacito riporta che il nome “cristiani” deriva da una persona storica chiamata Cristus (dal latino), o Cristo. Egli disse che “ha sofferto una punizione estrema”, ovviamente alludendo al metodo romano di esecuzione noto come crocifissione. Si dice che sia accaduto durante il regno di Tiberio e con la sentenza di Ponzio Pilato. Questo ci conferma molto di quello scritto nei Vangeli sulla morte di Gesù.

Ma come dobbiamo comportarci di fronte all’affermazione di Tacito che la morte di Cristo fu vista come la più maliziosa delle superstizioni che si sono verificate in Giudea ma anche a Roma? Uno storico suggerisce che qui Tacito “porta indirettamente la testimonianza della convinzione della chiesa antica che il Cristo che è stato crocifisso è risorto dalla tomba”.6 Mentre questa interpretazione è certamente speculativa, aiuta a spiegare l’avvenimento altrimenti bizzarro di una religione in rapida crescita basata sul culto di un uomo che era stato crocifisso come un criminale. 7 In quale altro modo potremmo spiegarlo?

Prove da Plinio il Giovane
Un’altra fonte importante di prove su Gesù e l’antica cristianità si può trovare nelle lettere di Plinio il Giovane dell’imperatore Traiano. Plinio era governatore romano di Bitinia in Asia Minore. In una delle sue lettere, datata 112 D.C. troviamo che egli chiede consiglio a Traiano sul modo più appropriato per effettuare le procedure legali contro chi era accusato di essere cristiano.8 Plinio dice che aveva bisogno di consultare l’imperatore sul problema della grande moltitudine formata da individui di età, classi, e sesso diversi che erano accusati di Cristianità. 9
Ad un certo punto della sua lettera, Plinio riporta alcune delle informazioni apprese su questi cristiani: Avevano l’abitudine di incontrarsi in un giorno fisso prima che si facesse giorno, quando cantavano in versi alternati un inno a Cristo, come a Dio, e si impegnavano con un solenne giuramento, non ad azioni malvagie, o mai per commettere frodi, furti o adulterio, e mai per parlare con falsità, per decidere cose equivocabili ed inaffidabili, facevano di tutto per costruire la fiducia. Dopo gli incontri si separavano o rimanevano insieme per prendere del cibo, ma un tipo di cibo ordinario e innocente. 10

Questo scritto ci offre un numero di visioni all’interno delle credenze e delle usanze degli antichi cristiani. In primo luogo, vediamo che i cristiani si incontravano in un dato giorno per la lode. In secondo luogo, la loro lode è diretta a Cristo, il che dimostra che credevano fermamente alla sua divinità.  Inoltre, nel considerare quanto viene detto, gli inni venivano cantati a Cristo, come ad un Dio, come riferimento al fatto piuttosto distintivo che “a differenza di altri dei che erano adorati, Cristo era una persona che aveva vissuto sulla terra”.11 Se questa interpretazione è corretta, Plinio aveva capito che i cristiani stavano adorando una persona storica reale come Dio! Questo, naturalmente, concorda perfettamente con la dottrina neotestamentaria secondo cui Gesù era sia Dio che uomo.

Non solo la lettera di Plinio aiuta a capire cosa credevano gli antichi cristiani sulla persona di Gesù, ma rivela anche l’alta considerazione che avevano dei suoi insegnamenti. Plinio, per esempio, nota che i cristiani si impegnavano con un giuramento solenne a non violare le varie norme morali, che attingevano come propria fonte agli insegnamenti etici di Gesù. Il riferimento di Plinio, inoltre, all’abitudine cristiana di condividere un pasto comune allude probabilmente alla loro osservanza della comunione e alla “prodezza dell’amore”.12
Questa interpretazione aiuta a spiegare l’affermazione cristiana che il pasto erano semplicemente un alimento di un tipo ordinario e innocente. Stavano cercando di contrastare l’accusa, a volte fatta da non cristiani, che praticavano “cannibalismo rituale”.13 I cristiani di quel giorno ripudiarono umilmente tali attacchi diffamatori sugli insegnamenti di Gesù. A volte dobbiamo fare lo stesso anche oggi.

Prova da Flavio Giuseppe
Forse il riferimento più straordinario a Gesù, che troviamo al di fuori della Bibbia si può evidenziare nello scritto di Flavio Giuseppe, uno storico ebreo del primo secolo. In due occasioni egli menziona Gesù nelle sue Antichità Giudaiche. La seconda fonte, meno eloquente, descrive la condanna di un Giacomo nel Sinedrio ebraico. Questo Giacomo, disse Flavio Giuseppe, era il fratello di Gesù, il cosiddetto Cristo.14. F.F. Bruce indica di essere d’accordo con la descrizione di Giacomo fatta da Paolo in Galati 1:19 , come ”il fratello del Signore”.15  Edwin Yamauchi ci informa che alcuni studenti hanno messo in dubbio che questo brano fosse stato scritto effettivamente da Flavio Giuseppe.16

Per quanto interessante sia questo breve riferimento, ce n’è uno precedente, che è davvero sorprendente; si tratta del “Testimonium Flavianum”, la parte pertinente dichiara: “Nello stesso periodo circa, visse Gesù, un uomo saggio, se davvero si può chiamarlo un uomo. Perché lui, ha vinto prodezze sorprendenti, lui era Cristo. Quando Pilato udì che era accusato dai principali nostri uomini, lo condannò alla croce, [ma] coloro che lo avevano amato non cessarono di seguirlo. Il terzo giorno egli apparve… risorto… e la tribù dei cristiani non sparì”. 17

L’ha scritto veramente Flavio Giuseppe? Molti studiosi pensano che il nucleo del brano sia effettivamente stato composto da Flavio Giuseppe, ma abbia subito delle alterazioni da parte di un editore cristiano, possibilmente tra il terzo e quarto secondo D.C.18 Perché pensano che sia stato alterato? Flavio Giuseppe non era un cristiano, e non è, dunque, difficile pensare che qualcuno al di fuori di un cristiano potesse fare queste dichiarazioni.19

L’affermazione che Gesù fu un uomo saggio, ad esempio, è sempre autentica, ma la frase: “se davvero si può chiamarlo un uomo” è sospetta. L’implicazione è  che Gesù era più di un uomo, abbastanza improbabile da parte di Flavio Giuseppe e anche sorprendente vedere come abbia affermato categoricamente che Gesù era il Cristo, specialmente quando in seguito si è riferito a Gesù proprio come “il cosiddetto” Cristo. Infine, l’affermazione che il terzo giorno Gesù apparve ai Suoi discepoli resuscitato è alquanto stupefacente se si considera che proviene da un non cristiano e che rappresenta una conferma della risurrezione di Gesù!

Anche se volessimo ignorare le parti dubbie di questo brano, abbiamo comunque una buona quantità di informazione comprovanti del Gesù come è presentato nella Bibbia. Abbiamo letto che Gesù era un uomo saggio e che ha fatto cose sorprendenti. E nonostante ciò fu crocefisso sotto Pilato, i suoi seguaci continuarono il loro cammino come suoi discepoli e divennero noti come cristiani. Quando combinano queste affermazioni con il riferimento successivo di Flavio Giuseppe su Gesù, “il cosiddetto Cristo”, emerge un’immagine abbastanza dettagliata che armonizza bene con la testimonianza della storia biblica. Possiamo dire che appare sempre più che il “Gesù biblico” e il “Gesù storico” sono la stessa cosa!

Prove dal Talmud Babilonese 
Nel Talmud babilonese ci sono alcuni chiari riferimenti a Gesù, una collezione di scritture ebraiche rabbiniche compilata tra il 70-500 D.C. circa. Dato questo lasso di tempo, si suppone naturalmente che i riferimenti più antichi a Gesù abbiano maggiori probabilità di essere storicamente affidabili rispetto a quelli successivi. Nel caso del Talmud, il primo periodo di compilazione è avvenuto tra il 70 e il 200 D.C. 20 Il riferimento più significativo a Gesù di questo periodo afferma: “Alla vigilia della Pasqua ebraica, Yeshu fu impiccato. Per quaranta giorni prima che avvenisse l’esecuzione, un araldo. . . gridò: ‘Sta andando avanti per essere lapidato perché ha praticato la stregoneria e ha incoraggiato Israele all’apostasia’”. 21

Esaminiamo questo brano. Abbiamo notato che si riferisce a qualcuno chiamato “Yeshu”. Possiamo pensare che si tratti del Gesù biblico? In realtà, “Yeshu” (o “Yeshua”) è il modo in cui il nome di Gesù viene pronunciato in ebraico, ma in questo scritto leggiamo che Gesù “fu impiccato”, che significa?

Il Nuovo Testamento non dice che fu crocifisso? In effetti Gesù non fu impiccato, eppure il termine “impiccato” era usato anche come sinonimo di “crocifisso”, e lo vediamo, per esempio, in Galati 3:13, dove è dichiarato che Cristo fu appunto “impiccato”, e in Luca 23:39, dove questo termine è applicato ai criminali che furono crocifissi con Gesù.22 Il Talmud dichiara, quindi, che Gesù fu crocifisso alla vigilia della Pasqua. Che dire del grido dell’araldo che Gesù doveva essere lapidato?
Questo potrebbe semplicemente indicare ciò che i leader ebrei stavano progettando di fare.23  Se così fosse, il coinvolgimento romano cambiò i loro piani.24
Il brano dice anche perché Gesù fu crocifisso. Afferma che ha praticato la stregoneria ed ha incoraggiato Israele all’apostasia! Dal momento che questa accusa proviene da una fonte piuttosto ostile, non dovremmo essere troppo sorpresi se Gesù è descritto in modo più, come dire, colorato o dispregiativo rispetto al Nuovo Testamento. Ciononostante, se ammettiamo tali impressioni che possono avere avuto, quali implicazioni possiamo trarre da queste accuse su Gesù?

È interessante notare che entrambe le accuse hanno dei paralleli stretti nei vangeli canonici., L’accusa di stregoneria, per esempio, è simile a quella fatta dai Farisei a proposito di Gesù che ha scacciato i demoni, che secondo loro aveva operato da parte di “Belzebù il governante dei demoni”.25  C’è da notare, però, che una tale accusa tende in realtà a confermare l’affermazione del Nuovo Testamento che Gesù compì imprese miracolose. Apparentemente i miracoli di Gesù erano troppo ben attestati per poterli negare, quindi l’unica alternativa era attribuirli alla stregoneria. Allo stesso modo, l’accusa di incoraggiare Israele all’apostasia è parallela al racconto di Luca dei capi ebrei che accusarono Gesù di ingannare la nazione con il suo insegnamento.26

Possiamo allora affermare che la precedente accusa tende a confermare la testimonianza del Nuovo Testamento del potente ministero di insegnamento di Gesù. Se letto attentamente, perciò, questo brano dal Talmud conferma gran parte della nostra conoscenza di Gesù tratta dal Nuovo Testamento.

Prove da Luciano di Samosata
Luciano di Samosata era un satirico greco del secondo secolo. In uno dei suo lavori, egli scrisse come segue riguardo agli antichi cristiani: “I cristiani… lodano un uomo dei nostri giorni – un personaggio illustre che ha introdotto i loro nuovi riti e che fu crocefisso per questo motivo…  Era sottolineato loro come principio di base e fondamentale che erano tutti fratelli e che dal momento che si erano convertiti rinnegavano i vari dèi della Grecia per adorare il saggio e divino crocefisso e per vivere secondo le sue leggi.27

Sebbene Luciano sembra che prenda in giro i primi cristiani, fa alcuni commenti significativi sul loro fondatore. Dice, per esempio, che i cristiani adoravano un uomo “che aveva introdotto i loro riti nuovi”. E sebbene i seguaci di quest’uomo lo avessero chiaramente in grande considerazione, egli fece arrabbiare molti dei Suoi contemporanei con il Suo insegnamento, al punto che “fu crocefisso per questo motivo”.

Anche se Luciano non menziona il nome, è chiaro che fa riferimento proprio a Gesù, ma cos’era che insegnò Gesù per suscitare tale ira? Secondo Luciano, ha insegnato che tutti gli uomini sono fratelli dal momento della loro conversione; questo sembra un insegnamento abbastanza innocuo, ma cosa comportava questa conversione? La conversione, però, comprendeva il rinnegamento degli dèi greci, l’adorazione di Gesù e il vivere secondo gli insegnamenti di quest’ultimo. Non è troppo difficile immaginare che qualcuno venga ucciso da qualcuno per avergli insegnato qualcosa. Sebbene Luciano non lo dica esplicitamente, il rinnegamento cristiano di altri dèi, combinato con l’adorazione di Gesù, implicava la credenza che egli fosse più che umano. Dal momento che rinnegavano altri dèi per adorare lui, vuol dire che pensavano che Gesù fosse un Dio più grande di qualsiasi altro che la Grecia poteva offrire!

Riassumiamo ciò che abbiamo imparato su Gesù da questo esame di antiche fonti non cristiane. In primo luogo, sia Flavio Giuseppe che Luciano indicano che Gesù era considerato un saggio. In secondo luogo, Plinio, il Talmud e Luciano indicano che egli era un insegnante potente e riverito.

In terzo luogo, sia Flavio Giuseppe che il Talmud indicano che Gesù ha compiuto prodezze miracolose. In quarto luogo, Tacito, Flavio Giuseppe, il Talmud e Luciano menzionano tutti che fu crocefisso. Tacito e Giuseppe Flavio dicono che ciò avvenne sotto Ponzio Pilato, e il Talmud dichiara che è successo alla vigilia di Pasqua. In quinto luogo, ci sono possibili riferimenti alla fede cristiana nella risurrezione di Gesù sia in Tacito che in Flavio Giuseppe. Sesto, Flavio Giuseppe riporta che i seguaci di Gesù credevano che egli fosse il Cristo o il Messia. Sia Plinio che Luciano, infine, indicano che i cristiani adoravano Gesù come Dio!
Spero che si veda come questa piccola selezione di antiche fonti non cristiane aiuti a rafforzare la nostra conoscenza di Gesù dai Vangeli. Ci sono molte antiche fonti cristiane di informazioni su Gesù. ma poiché l’attendibilità storica dei vangeli canonici è fortemente consolidata, l’invito naturale è di leggere questi per un’autorevole “vita di Gesù!”

Note:

  1. F.F. Bruce, Jesus and Christian Origins Outside the New Testament – (“Gesù e le origini cristiane fuori dal Nuovo Testamento” – Grand Rapids, Michigan: William B. Eerdmans Publishing Company, 1974), 13.
  2. Ibid.
  3. Ibid.
  4. Edwin Yamauchi, citato in Lee Strobel, The Case for Christ – (“Il caso Cristo” Grand Rapids, Michigan: Zondervan Publishing House, 1998), 82.
  5. Tacitus, Annals 15.44, citato in Strobel, The Case for Christ, (“Il caso Cristo”) 82.
  6. D. Anderson, Christianity: The Witness of History (“Cristianesimo: la testimonianza della storia” – London: Tyndale, 1969), 19, citato in Gary R. Habermas, The Historical Jesus (“Il Gesù storico” Joplin, Missouri: College Press Publishing Company, 1996), 189-190.
  7. Edwin Yamauchi, citato in Strobel, The Case for Christ (“Il caso Cristo”) 82.
  8. Pliny, Epistles x. 96, citato in Bruce, Christian Origins (“Origini cristiane”) 25; Habermas, The Historical Jesus (“Gesù storico”), 198.
  9. Ibid, 27.
  10. Pliny, Lettere, trad. Da William Melmoth, rev. da W.M.L. Hutchinson (Cambridge: Harvard Univ. Press, 1935), vol. II, X:96, citato in Habermas, The Historical Jesus (“Gesù storico”), 199.
  11. Harris, “References to Jesus in Early Classical Authors” (“Riferimenti a Gesù negli antichi autori classici”) in Gospel Perspectives (“Prospettive dei vangeli”)V, 354-55, citato in E. Yamauchi, “Jesus Outside the New Testament: What is the Evidence?” (“Gesù fuori dal Nuovo Testamento: quali sono le evidenze?”, in Jesus Under Fire (“Gesù sotto esame”) ed. da Michael J. Wilkins e J.P. Moreland (Grand Rapids, Michigan: Zondervan Publishing House, 1995), p. 227, note 66.
  12. Habermas, The Historical Jesus (“Gesù storico”), 199.
  13. Bruce, Christian Origins (“Le origini cristiane”), 28.
  14. Josephus, Antiquities (“Antichità”) xx. 200, citato in Bruce, Christian Origins (“Origini cristiane”) 36.
  15. Ibid.
  16. Yamauchi, “Jesus Outside the New Testament” (“Gesù fuori dal Nuovo Testamento”) 212.
  17. Josephus, Antiquities (“Antichità”)18.63-64, citato in Yamauchi, “Jesus Outside the New Testament” (“Gesù fuori dal Nuovo Testamento”), 212.
  18. Ibid.
  19. Although time would not permit me to mention it on the radio, another version of Josephus’ “Testimonium
    Flavianum” survives in a tenth-century Arabic version (Bruce, Christian Origins, 41). In 1971, Professor
    Schlomo Pines published a study on this passage. The passage is interesting because it lacks most
    of the questionable elements that many scholars believe to be Christian interpolations. Indeed, “as
    Schlomo Pines and David Flusser…stated, it is quite plausible that none of the arguments against
    Josephus writing the original words even applies to the Arabic text, especially since the latter
    would have had less chance of being censored by the church” (Habermas, The Historical Jesus, 194).
    The passage reads as follows: “At this time there was a wise man who was called Jesus. His conduct was
    good and (he) was known to be virtuous. And many people from among the Jews and the other nations
    became his discip20. les. Pilate condemned him to be crucified and to die. But those who had become
    his disciples did not abandon his discipleship. They reported that he had appeared to them three
    days after his crucifixion, and that he was alive; accordingly he was perhaps the Messiah, concerning
    whom the prophets have recounted wonders.” (Quoted in James H. Charlesworth, Jesus Within Judaism,
    (Garden City: Doubleday, 1988), 95, cited in Habermas, The Historical Jesus, 194).
  20. Habermas, The Historical Jesus, 202-03.
  21. The Babylonian Talmud, transl. by I. Epstein (London: Soncino, 1935), vol. III, Sanhedrin 43a, 281, cited in Habermas, The Historical Jesus, 203.
  22. Habermas, The Historical Jesus, 203.
  23. See John 8:58-59 and 10:31-33.
  24. Habermas, The Historical Jesus, 204. See also John 18:31-32.
  25. 12:24. I gleaned this observation from Bruce, Christian Origins, 56.
  26. Luke 23:2, 5.
  27. Lucian, The Death of Peregrine, 11-13, in The Works of Lucian of Samosata, transl. by H.W. Fowler and F.G. Fowler, 4 vols. (Oxford: Clarendon, 1949), vol. 4., cited in Habermas, The Historical Jesus, 206.

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