“Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello” (Matteo 18:35).

Il fulcro della fede Cristiana è la croce, su di essa il Figlio di Dio ha dato la sua vita perfetta per portare il perdono ai peccatori. Diventa dunque impossibile relegare il perdono alla periferia della nostra vita. Nella preghiera che Gesù insegnò ai suoi discepoli, “Perdona i nostri debiti come noi perdoniamo i nostri debitori”, si cela il pensiero che il peccatore che ricerca il perdono deve egli stesso praticare il perdono. Riflettiamo attentamente su questo aspetto.

Ogni qualvolta facciamo nostra questa preghiera, chiediamo a Dio di perdonare noi proporzionalmente al modo con cui noi stessi perdoniamo gli altri! Nel testo Greco il termine “noi” è enfatico; Gesù pone l’accento sul fatto che solo coloro che perdonano ricevono a loro volta l’assoluzione. Tutta via la nostra preghiera non è stata concepita allo scopo di limitare il perdono di Dio a causa del nostro perdono imperfetto. E’ vero invece che coloro che si sono sinceramente ravveduti non possono nutrire rancori nel loro cuore quando si avvicinano a Dio alla ricerca del suo perdono. Se io non posso dire con tutta onestà al fratello che ha sbagliato: “Ti ho perdonato”, allora non ho alcun diritto di chiedere a Dio di farlo con me!

Dobbiamo sempre tenere presente quando Gesù disse al servo che si rifiuto di soccorrere colui che si trovava nella sua situazione e che di seguito venne punito: “Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello” (Matteo 18:35). Coloro che sono stati toccati dall’amore e dalla misericordia di Dio non devono mai dimenticare che il loro responso deve tradursi nel diventare a loro volta persone ripiene d’amore e di misericordia. Nella Scrittura troviamo un brano in cui Pietro, che ha vissuto con Gesù per un certo periodo di tempo, mostra di aver appreso una lezione importante circa il perdono che il discepolo del Signore deve sempre mettere ad effetto.

Chiese: “Signore, se il mio fratello pecca contro di me, quanto volte gli dovrò perdonare? ” (Matteo 18:21). Si deve osservare che tra i Rabbini vigeva la regola che l’offesa andava perdonata per tre volte, ma non di più. La quarta offesa andava punita. Pietro perlomeno si spinse oltre quella regola, ma Gesù accantonò la sua proposta apparentemente generosa rispondendo di perdonarlo “settanta volte sette” (Matteo 18:21-22). Questo non significa che alla quattrocentonovantunesima offesa noi dobbiamo smettere di perdonare, bensì che non esiste limite al perdono che il servo di Dio deve essere disposto ad offrire.

Tutto questo viene spiegato in un altro brano : “ E quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate affinchè il Padre vostro, che è nei cieli, perdoni i vostri peccati” (Marco 11: 25). Ancora una volta il perdono che noi riceviamo è legato a quello che offriamo agli altri. Se insistiamo a trattenere in noi stessi del rancore contro qualcuno, allora invitiamo Dio a non concederci il suo perdono. Alcuni manoscritti hanno aggiunto le parole: “Ma se voi non perdonate, neanche il Padre vostro, che è nei cieli, perdonerà i vostri peccati” (Marco 11:26). L’autenticazione di queste parole non è, a giudizio della maggior parte dei critici, sufficiente per poterle considerare parte del testo originale del vangelo di Marco, ma gli studiosi spiegano che questo era il modo con cui alcuni di coloro che facevano parte della chiesa delle origini compresero le parole di Gesù. Le sue parole ci ricordano che la preghiera è uno strumento meraviglioso, ma deve essere usata con saggezza. Non dobbiamo pensare che se ci poniamo in preghiera quando nutriamo rancore contro qualcuno, possiamo ricevere risposta. Quella preghiera è un ostacolo alla risposta che stiamo cercando.

Questa verità viene sancita in un’altra frase, “Non giudicate e non sarete giudicati; perdonate e vi sarà perdonato” (Luca 6:37). Questo ovviamente non è il rigetto di una prassi secolare o religiosa, ma è l’ordine di essere sempre generosi nel modo con cui ci pronunciamo verso gli altri. Il giudizio che noi esercitiamo verso coloro che sono diversi da noi è infatti il segno di un fallimento umano molto diffuso.

Gesù voleva mettere in evidenza che, se i nostri giudizi rivolti al prossimo sono severi, non ci dovremo sorprendere se loro un giorno faranno dichiarazioni altrettanto dure nei nostri riguardi. Un certo F. Buchsel ha commentato dicendo: “Questo non vuole dire che la condizione morale degli altri sia un principio senza grande importanza né sia un rifiuto cieco di valutare seriamente e sinceramente coloro con cui dobbiamo vivere. Ciò che si deve pretendere senza condizioni è che tali valutazioni debbono essere soggette alla certezza che il giudizio di Dio cade anche su quelli che giudicano, cosicché la superiorità, la durezza e la cecità circa i propri difetti vengono eliminate e la prontezza a perdonare e ad intercedere siano salvaguardate”. Pronunciare parole dure nei confronti degli altri è un atteggiamento umano molto comune, ma Gesù ha detto ai suoi discepoli di non cadere in questo genere di errore.

In un’altra occasione Gesù disse: “Se tuo fratello pecca contro di te, riprendilo; e se si pente, perdonalo. E se anche peccasse sette volte al giorno contro di te, e sette volte al giorno ritorna a te, dicendo: “Mi pento”, perdonalo (Luca 17:3). Naturalmente questo non vuol dire che sette è il limite ultimo e che se ci sarà un’ottava offesa essa non potrà essere perdonata (rif. alle parole di Gesù a Pietro: il perdono non è limitato alla settima offesa, ma deve andare oltre, Matteo 18:21ss). Per la maggior parte degli uomini è cosa naturale ricercare la condanna alle offese subite (soprattutto quando sono provocate da altri) e sebbene sappiamo che perdonare è il segno di generosità e di saggezza, è altrettanto naturale limitare il perdono quando veniamo messi di fronte ad un offensore abituale. Gesù disse ai suoi discepoli che non dovevano apprendere i principi che regolano il perdono dalla gente del mondo in mezzo alla quale vivevano. La nostra esperienza cristiana ha come fondamento il perdono ricevuto gratuitamente e rinnovato quotidianamente, quindi anche noi dobbiamo considerare il fatto di perdonare gratuitamente.

Ciò indica che in tutto il Nuovo Testamento il perdono dell’offensore è estremamente importante. Questo comportamento non nasce in modo spontaneo in nessuno di noi. Se fosse per noi, coloro che ci feriscono dovrebbero sempre ricevere una giusta punizione. Tuttavia, al centro della fede cristiana esiste una croce e su quella croce il Figlio di Dio è morto per togliere i nostri peccati.

Noi siamo uomini perdonati, e questo sta alla base della fede cristiana. Il perdono verso gli altri è il modo in cui i cristiani esprimono la loro fede. Esso così come viene insegnato nel Nuovo Testamento, non è un’opzione per quei credenti che gioiscono in quel genere di circostanze. E’ fondamentale che coloro che sono stai perdonati ad un prezzo altissimo diventino a loro volta uomini di perdono. Riflettere sulle “buone” ragioni per cui non possiamo perdonare un torto è sempre un errore! I cristiani sono persone che sono state perdonate ad un costo altissimo. Quindi è importante, a parte specifici ordini, che noi diventiamo uomini di perdono. Il perdonato deve diventare sempre perdonante.

E’ importante non perdere questo insegnamento con leggerezza. Molti di coloro che si professano cristiani sono molti sensibili agli affronti subiti. Li vedono non come essi sono in realtà, cioè come un aspetto inevitabile della vita dell’uomo, ma come qualcosa d’eccezionale. Generalmente sono pronti a considerare il perdono come una parte essenziale della vita cristiana, ma non lo mettono in pratica e fanno uno strappo alla regola. Ma “perdonate…come noi abbiamo perdonato” demolisce ogni argomento specioso.

Purtroppo, molte persone vivono questo versetto biblico in modo errato e quando pregano non sono perdonati perché continuano a nutrire rancori verso persone che hanno fatto loro del male sulla terra. Tutto questo fa della Preghiera de Signore una preghiera che non dona loro perdono. Il “Padre Nostro” è una preghiera molto seria.

Leon Morris