A due terzi del film Paradiso amaro (The Descendants) diretto da Alexander Payne, Matt King (interpretato da George Clooney) entra tranquillamente nella stanza dell’ospedale dove sua moglie Elizabeth si trovava in stato comatoso. Chiude la porta gentilmente e poi procede a criticarla severamente per controllare e incasinare le vite di tutti quelli che la circondano.

Questa scena forte prosegue con la scoperta di Matt che Elizabeth non solo era in coma irreversibile, ma che ha fatto un testamento biologico che stabiliva le condizioni in base alle quali il sostegno alla vita sarebbe stato terminato nei giorni successivi. Gli ha lasciato la responsabilità di dare la notizia a parenti e amici che hanno solo giorni per fare i loro ultimi addii. Mentre il film va avanti, diventa evidente che la coppia non ha parlato correttamente di questioni importanti per anni, per non parlare di quali potevano essere i loro desideri nei confronti della morte.

Un report della Dying Matter Coalition (del 12 Maggio 2014) suggerisce questo è tutt’altro che immaginario. Solo il 29% di britannici ha detto ad un parente quali sono i suoi desideri della morte, e solo il 21% hanno discusso altri piani e desideri per la loro assistenza in fin di vita. Meno di un terzo ha persino fatto testamento!
La morte è sempre stata un argomento tabù della conversazione britannica – e non sembra sia cambiato molto. Immaginiamo la morte sul grande schermo, ma non ingaggiamo con la nostra stessa mortalità. (Vale la pena notare che il film di Payne è uno dei pochi che abbia mai visto che lo faccia in modo così onesto e realistico).

Il vero problema è che tendiamo ad assumere che la morte sia un problema futuro, non qualcosa rilevante adesso. Giusto l’altra sera abbiamo ricevuto la chiamata dal marito di un ex collega per dirci della tragica notizia della sua morte. Sulla quarantina, con figli adolescenti, è stata stroncata con poco avvertimento. Ho avuto diverse chiamate di questo tipo di amici nel corso degli anni. È sempre uno shock scoprire che uno dei miei coetanei è morto, anche quando sono nella loro ventina, trentina, e quarantina e in molti casi con poco o con nessun avvertimento.

Un buon atteggiamento verso la fine della vita richiede un vero impegno all’apertura e ad una discussione sincera. Ma come cultura temiamo queste conversazioni, anche quando ci confrontiamo con la fine della nostra vita o di una persona cara. La paura di essere ‘patologici’ è questa è una situazione ‘un po’ deprimente’. Oppure siamo paurosi. Persino i medici ed infermieri sono coinvolti in questo, con circa il 25% dei medici di famiglia indicano che non mai iniziano una conversazione con i propri pazienti sui i loro desideri alla fine della vita.

Benjamin Franklin ha notoriamente sottolineato che la morte era una delle due certezze della vita. Da un punto di vista cristiano, non è una cosa da cui fuggire. La morte è descritta nella Bibbia come un nemico sconfitto, come un sonno dal quale saremo elevati a una nuova vita. Potremmo temere il processo della morte, ma con le cure palliative moderne il percorso per morire bene, con dignità, sostegno, conforto e cura, non è mai stato meno difficile.

Nonostante le ansie pubbliche che hanno portato ad appelli non necessari al suicido assistito e alla eutanasia, siamo molto più bravi nell’aiutare le persone a morire meglio senza questo tipo di interventi rispetto ad altri paesi. Forse è la nostra mancanza di apertura sulla morte e sul morire che ci ha fatto venire il panico nel pensare che abbiamo bisogno della cosiddetta”morte assistita”?
Come operatori sanitari possiamo offrire una speranza di buona cura, e come cristiani abbiamo una speranza ancora più profonda di vita oltre la tomba. È tempo di riportare la conversazione sul fatto di morire bene allo scoperto.

Pubblicato da Steve Fouch, Capo Infermieristico

Steve Fouch è Connections Manager in CMF, e ha lavorato in passato come infermerie di comunità, in cure palliative HIV e AIDS. Fa parte dei consigli regionali internazionali ed europei di Nurses Christian Fellowship International

Le opinioni espresse non riflettono necessariamente quelle di CMF.

Talking about death – the importance of openness about one of life’s certainties