di Eleonora Della Ratta e Cristiano Dell’Oste

18 Maggio 2009 – Fonte: Il Sole24ore

Decimetri con centimetri, litri con ettolitri, grammi con chili: tutti a scuola hanno imparato a fare le equivalenze. Qualcosa di simile, però, bisogna farlo anche con le nuove lauree, soprattutto se si vuole partecipare a un concorso pubblico. Perché spesso i bandi non tengono conto dei titoli conseguiti secondo il nuovo ordinamento e si limitano a ricorrere alla formula generica delle «lauree equipollenti». Così, capire se si hanno le carte in regola diventa un rebus.
Il Sole 24 Ore del lunedì ha passato al vaglio un campione di un centinaio concorsi pubblicati sulla «Gazzetta Ufficiale» tra l’inizio di aprile e l’8 maggio. Su 100 bandi, 38 fanno riferimento – in modo più o meno preciso – alle classi di laurea disciplinate dal Dm 509/99 (in pratica, quelle dello «3+2»). E 11 di questi citano anche le classi di laurea del Dm 270/04, che gli atenei hanno iniziato ad adottare da quest’anno accademico. Tutti gli altri, però, si limitano a indicare le lauree previste dal vecchio ordinamento.
La differenza potrebbe apparire irrilevante, ma le conseguenze diventano evidenti con qualche caso concreto. Ad esempio, una laurea specialistica della classe 10/S (Conservazione dei beni architettonici e ambientali) è equiparata a un titolo in lettere ottenuto secondo le regole precedenti (si veda il grafico accanto). Ma se il bando si limita a richiedere una laurea in lettere o un titolo equipollente, un giovane laureato potrebbe trovarsi di fronte a più di un dubbio. Di fatto, se non si specifica il codice o il nome completo della classe di laurea, come accade ad esempio nel bando del Comune di Samarate (Varese), il candidato è costretto a fare da solo l’equivalenza. Contattando gli uffici comunali, recuperando il Decreto interministeriale 5 maggio 2004 oppure a rivolgendosi alla propria università, che nei casi più complicati è obbligata a chiedere lumi al Consiglio universitario nazionale (Cun).
Proprio il Cun ha preparato un parere che sarà presto recepito dai ministeri competenti per stabilire l’equivalenza con le nuove classi di laurea del Dm 270/04. E anche in questo caso il problema è tutt’altro che teorico, perché presto potrebbero esserci i primi laureati secondo le nuove regole (si veda l’articolo a destra).
In generale, i bandi dei ministeri, delle università e degli enti pubblici più grandi sono più precisi, mentre quelli degli enti locali – anche per una comprensibile difficoltà a maneggiare la normativa sulle equivalenze – tendono a essere più vaghi. Il Comune di San Giuliano Milanese, solo per citare un altro caso, in un bando scaduto poco tempo fa faceva riferimento a lauree, lauree magistrali, lauree specialistiche e diplomi di laurea «attinenti a scienze politiche o sociologia», e chiedeva che l’equipollenza fosse «certificata e comprovata a cura e onere del candidato».
L’area che presenta meno rischi e incertezze – e che non a caso è stata esclusa dall’inchiesta sui 100 concorsi in «Gazzetta Ufficiale» – è quella della salute. Un’azienda sanitaria che cerca un dirigente medico specifica molto bene la specializzazione richiesta al candidato. E lo stesso vale per tutte le professioni mediche, i farmacisti e gli infermieri. In alcuni casi, poi, il problema si risolve con l’iscrizione a un albo o un ordine professionale, come capita spesso per gli ingegneri e come accaduto nel recente concorso della Regione Piemonte per quattro addetti stampa.