Il nuovo codice di assistenza infermieristica pone interrogativi.

Alla fine di marzo 2015, è entrato in vigore “Il codice: standard professionale del lavoro e del comportamento di infermieri e ostetriche. Molti cambiamenti sono positivi. Il Consiglio delle infermiere e ostetriche è stato positivo sulla bozza del nuovo Codice che è stato pubblicato nel giugno 2014.
Ma c’è stata un interessante aggiunta sulla frase per l’obiezione di coscienza: “Bisogna informare e spiegare ai colleghi, manager e paziente se si ha una obiezione di coscienza su una particolare procedura e organizzare subito una adeguata sostituzione da parte di un collega per la cura del paziente”. Un’altra nota di fondo aggiunge “L’obiezione di coscienza nel partecipare in certe procedure può essere invocata solo in alcune circostanze”.

Il riconoscimento per la prima volta della libertà di coscienza all’interno del codice è un risvolto apprezzato. Tuttavia, le precisazioni nelle note destano qualche preoccupazione. Organizzarsi per la sostituzione sembra non contestabile, ma in pratica significa tacito coinvolgimento della procedura facendo un rinvio ad un altro collega, il che annulla ogni vera nozione della obiezione di coscienza.

C’è in fraintendimento tra quello che è e non è la libertà di coscienza. Non è solo dire: “Ho deciso che credo in X, e quindi non credo più in Y”. La libertà di coscienza è in realtà un chiaro set di convinzioni profonde (basate sulla fede o basate su visioni globali) congruenti con i valori e dell’etica della medicina, che valorizza la vita umana, la persona e la dignità dell’individuo.

Un medico o una infermiera che hanno questi credi devono chiarire che la loro priorità è la cura del loro paziente. Loro si mettono in una posizione che li potrebbero mettere in difficoltà nei confronti dei loro colleghi e dei loro superiori perché hanno credi sul valore della vita dei loro pazienti. Loro credono genuinamente che il feto nell’utero e un paziente morente siano degni dello stesso rispetto e cura di qualsiasi altro giovane paziente o adulto.

Di conseguenza, nel delineare le nuove guide sull’esercitare l’obiezione di coscienza, il consiglio ha dovuto riconoscere questa critica. Qualsiasi tentativo di richiesta al professionale di lasciare fuori dalla porta la propria coscienza deve essere strenuamente combattuto. Invece, serve una guida che possa ragionevolmente accomodare la libertà di coscienza e aiutare le ostetriche e le infermiere nell’agire con la più alta integrità professionale e personale, senza violare i propri credi profondi e senza mettere in pericolo la salute delle vite che hanno in cura.

CMF (Christian Medical Fellowship). https://www.cmf.org.uk