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–  L’IDOLATRIA IN BIOETICA (Studi di Teologia XXII -2010 -N.44, pp. 115-119 – autore: Leonardo De Chirico)
Anche se da un primo punto di vista non ci sono tracce che lasciano presumere che l’idolatria coinvolge anche la bioetica contemporanea in realtà è proprio così. La bioetica, come disciplina contemporanea é nata negli anni settanta anche grazie al contributo della teologia (cito alcuni teologi che hanno contribuito: P. Ramsey, J. Gustafson, D. Callahan ecc.). Durante la sua adolescenza, però, il contributo della teologia si è assottigliato così la bioetica ha visto la teologia diventare progressivamente ininfluente perché essa non è riuscita a fornirle un antidoto anti-idolatrico. La bioetica si è così assestata su due paradigmi idolatrici che sono:

1) La biolatria che estremizza l’oggettività della vita;
2) La egolatria che estremizza la soggettività della vita.

Sotto aspetti della realtà diversi entrambi “divinizzano” un qualcosa, cadendo così nell’idolatria pura che è condannata da Dio, ecco perché esse coinvolgono la teologia.

1. LA BIOLATRIA, L’IDOLATRIA DELLA VITA
La bioetica cade nell’idolatria in quanto eleva a dato assoluto il “bios”, più precisamente essa divinizza la natura nello stesso modo che hanno già fatto le culture pre-cristiane e pagane attribuendo assolutezza alla dimensione biologica della vita che ne diventa il perno esclusivo. La sua provenienza è incerta, potrebbe avere origine dal romanticismo, dall’evoluzionismo o dal pensiero orientale. Ci sono due correnti di biolatria di cui una cattolica e una evangelica. La biolatria cattolica consiste nell’ossessione sulla “cultura della vita”, l’insistenza sulla “morte naturale”, il mantra della “vita dal concepimento alla morte naturale”. Quella proveniente dal mondo evangelico conservatore invece consiste sulla “santità della vita” con dipendenze di pensiero estranee all’evangelo che ci insegna che la fede biblica valorizza la vita in quanto creata da Dio e allo stesso tempo la relativizza in quanto inserita in un progetto policentrico. La vita umana è collegata a fenomeni biologici e responsabilità biografiche, natura e storia, individuo e comunità, valori e contesti, identità e sviluppo. La fede biblica contesta l’idolatria del “bios” e apre a un nuovo vissuto della vita umana liberato dalla costrizione soffocanti della biolatria.

La coalizione tra biolatria e tecnolatria finisce per schiacciare la vita in nome del “bios”.

2. LA EGOLATRIA, L’IDOLATRIA DEL SE’
La egolatria tende a schiacciare la biolatria presentandosi come l’unica e vera alternativa bioetica. Essa assolutizza la persona alla sovranità, la sua radice nell’idolatria è

“l’elevazione del sé al rango divino”. Mentre la biolatria estremizza la biologia, la egolatria estremizza la biografia. La egolatria proviene dalla modernità e nella sua svolta verso l’autonomia del soggetto. Il concetto dell’egolatria sostiene che la “vita” non è un dato naturalistico ma un’invenzione recente che tende a mortificare la libertà e che non ha alcuna oggettività e che si risolve nell’autodeterminazione del soggetto, si riduce così all’ego e alla presa d’atto dell’autodeterminazione. L’autonomia induce la persona a cadere in una sorta di autismo morale. La fede biblica riconosce la responsabilità della persona di vivere in libertà e in comunità, tuttavia l’antropologia biblica contribuisce alla persona dei ruoli e delle posizioni ben specifiche. La responsabilità gode di molti spazi ma se perde di vista la necessità di intrecciare la libertà personale a progetti di vita giusti, diventa un idolo accentratore e segregatore. L’etica evangelica è chiamata a elaborare delle risposte che fuggono la biolatria (la sacralità della vita) e l’egolatria (la sacralità dell’autonomia individuale), il rispetto della vita e della responsabilità differenziata. La vita come dono da parte di Dio va vissuta con responsabilità sotto “prospettive” complementari della vocazione umana. La teologia dovrebbe impegnarsi nell’abbattere gli idoli e nel contribuire alla ricostruzione di un pensiero libero ed arioso, intraprendendo un lavoro di riforma culturale.


–  PUO’ LA BIOETICA ESSERE EVANGELICA? (Bioetica XX -N.1 (2012) pp. 99-109 – autore: Leonardo De Chirico)
La bioetica può essere evangelica ma sotto aspetti di comprensioni diverse sia della natura della bioetica e sia del ruolo delle visioni del mondo di cui essa è espressione.

1. LA BIOETICA AGGETTIVATA
La bioetica sugli ambiti scientifici abbraccia e attraversa i temi morali che investe. Sul piano dei valori di riferimento e dell’analisi della situazione sull’orientamento morale essa si pluralizza in un discorso diversificato di comprensioni, prospettive, itinerari. Ogni bioetica è colorata idealmente, culturalmente, storicamente e socialmente all’interno di un contesto specifico e complesso. Essa è legata a visioni del mondo che richiamano narrazioni della realtà diverse. La suddivisione tra “bioetica cattolica” e “bioetica laica” indica la distinzione tra le due delle quali, entrambi, hanno delle basi plausibili. La bioetica evangelica è frutto del lavoro di una Commissione i di un Gruppo di lavoro o di un Centro studi riconducibili a un organismo ecclesiastico evangelico o ad un’istituzione accademica evangelica.

2. I RISCHI DI TUTTE LE BIOETICHE, BIOETICA EVANGELICA COMPRESA
Il disagio della “bioetica evangelica” è dovuta a tre motivi:

  1. Il “ghetto ideologico settario” da cui vuole prendere le distanze correndo così il rischio di chiudersi in un circolo vizioso incapace di aprirsi al dialogo e al confronto.
  2. La “bioetica evangelica” corre il rischio di rimanere schiacciata su una “teoria deduttiva” divenendo così una cattiva bioetica evangelica.
  3. Essa sta nel baratro del “fideismo” e del “fondamentalismo” di cui è preda.

L’aggettivazione della bioetica è una constatazione del retroterra ideale di una data bioetica, ciò conferisce un certo grado di prevedibilità. Ogni bioetica è situata culturalmente.

3. IL RUOLO SMARRITO DELLA BIOETICA EVANGELICA
Il pensiero evangelico sul dibattito bioetico ha fatto i suoi primi passi negli anni settanta negli USA, tra le figure spiccano il teologo protestante Paul Ramsay e il cattolico Daniel Callahan. Anche i teologi protestanti James Gustafson e Robert Veatch anche contribuito attraverso le loro opere, ma tuttavia questo contributo protestante si è esaurito. Così anche se il suo pensiero è stato decisivo e creativo per la sua nascita presto ha smarrito il senso della propria vocazione culturale.

4. LA BIOETICA EVANGELICA TRA BIOLATRIA ED EGOLATRIA
Oggi il dibattito bioetico ha bisogno di un ritorno del pensiero evangelico poiché i suoi schemi vanno contro la “sacralità della vita” e contro la “qualità della vita”. Infatti la “biolatria” morale va contro la comprensione biblica.

5. LA SCOMMESSA DELLA BIOETICA EVANGELICA
Il principio biblico contesta sia la “biolatria” e sia la “egolatria” e li invitano entrambi ad un ripensamento radicale basato su:

1) Un’ontologia trinitaria dell’uno e del molteplice che renda ragione dell’unità e della diversità della realtà;
2) Un’antropologia relazionale che contesta l’equazione tra biologia umana e vita umana;
3) Una metodologia etica che faccia, interagire, prospettive normative, situazionali ed esistenziali all’interno di una triangolazione di pensiero morali.

La bioetica evangelica italiana ha una sua articolazione interna che riflette il profilo del protestantesimo, qui sono impegnati il “Centro studi di etica e bioetica – CSEB)”, la “Ifed” il Centro punta a far emergere la specificità evangelica nell’affrontare le sfide etiche poste dal nostro tempo, il “Gruppo” delle Chiese valdesi e metodiste i quali riflettono orientamenti teologici diversi, ma con i quali possiamo trovare terreni comuni.
La “bioetica” può dunque essere evangelica se lo fa nel modo migliore possibile.

Marco Lanzarotta | Notiziecristiane.com

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