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Introduzione
Una delle ragioni per cui risulta difficile trasmettere la realtà della Bibbia ai laici d’oggi è data dal fatto che il punto di vista della Bibbia e il punto di vista dei laici, partono da concezioni del tutto distinte tra loro. Quando mi riferisco ad una mentalità laica non mi riferisco necessariamente a una mentalità che escluda a priori Dio o che si rifiuti sostanzialmente di credere nella Bibbia. E’ una mentalità che nasce nel porre l’uomo come verità assoluta nell’universo. Questo modo di pensare nasce dal presupposto che l’uomo abbia di base diritti, bisogni e aspettative. Dunque la mente laica parte da questo punto centrale e interpreta il mondo, con l’uomo e i suoi diritti e bisogni, al centro della sua scala di valori. Quello che la mentalità laica vede come problema, è visto come tale a causa del modo con cui le cose si adattano o meno al centro, ovvero se si adattano all’uomo e ai suoi diritti, ai suoi bisogni e alle sue aspettative. Quello che la mentalità laica vede come successo, è visto come tale perchè si adatta all’uomo e ai suoi diritti, bisogni e aspettative.

Questa è la mentalità con cui tutti noi siamo cresciuti e che la nostra società laica, rafforza nelle nostre vite, quasi ogni ora del giorno. L’apostolo Paolo chiama questa mentalità “La mente della carne” (Romani 8:6-7), e afferma che è questo il modo con cui “ l’uomo naturale” pensa (1 Corinzi 2:14, traduzione letterale). E’ talmente parte integrante di noi che a malapena sappiamo persino che ci sia. Lo diamo per scontato, fino a quando il nostro modo di vedere le cose non si scontra con quello nominato nella Bibbia. Il punto di vista della Bibbia non è semplicemente quello che colloca Dio da qualche parte nell’universo e afferma che la Bibbia dica il vero. Il punto di vista della Bibbia parte da un punto d’inizio del tutto differente, ovvero, Dio. Dio rappresenta la verità assoluta dell’universo. Egli esisteva già prima che noi esistessimo ed esisteva anche prima dell’esistenza di qualsiasi altra cosa. Egli rappresenta semplicemente la verità più assoluta. Ed è per questo che il punto di vista della Bibbia nasce dal presupposto che Dio sia al centro della verità.

Questo modo di pensare nasce dal presupposto che Dio abbia dei diritti fondamentali essendo il Creatore di tutto. Dio ha degli obiettivi che si adattano perfettamente alla sua natura e al suo carattere, dunque il punto di vista della Bibbia parte da questo punto centrale e interpreta il mondo, con Dio e i suoi diritti e obiettivi come sua scala di valori. Quello che il punto di vista della Bibbia vede come problemi fondamentali dell’intera umanità non sono di solito gli stessi problemi che vede la mentalità laica. La motivazione di questo è da ricercarci nel fatto che ciò che crea un problema non è, prima di tutto, dato dal fatto che qualcosa non si adatti ai diritti e ai bisogni dell’uomo, ma è dato dal fatto che qualcosa non si adatta ai diritti e obiettivi di Dio. Se si comincia a pensare all’uomo ai suoi diritti e alle sue richieste, piuttosto che iniziare a pensare al Creatore e ai suoi diritti e obiettivi, allora i problemi che si vedranno saranno del tutto differenti.

E’ da sempre il più grande problema dell’intera umanità, in che modo è possibile salvaguardare i diritti dell’uomo e risolvere i suoi problemi (ad esempio il diritto al libero arbitrio e il problema della tolleranza)? O forse il più grande problema dell’umanità è dato dal sapere quanto un infinitamente pregevole Dio in totale libertà possa dare piena dimostrazione delle sue perfezioni (è ciò che Paolo chiama le “ricchezze della sua gloria” (Romani 9:23) e che vengono rappresentate dalla sua santità, potere, saggezza, giustizia, ira, bontà, verità e grazia? A secondo del tipo di risposta che verrà data alla domanda essa inciderà profondamente sul modo di vedere e capire l’evento principale della storia umana: La morte di Gesù, Figlio di Dio. Romani 3:25-26 dice: (Dio lo ha prestabilito (Cristo) come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue. Per dimostrare la sua giustizia, avendo usato divina tolleranza verso i peccati commessi in passato; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù). Con questa lunga riflessione, sull’importanza dei nostri punti d’inizio, è perché, il più grande problema che la morte di Gesù era designata a risolverlo, risulta quasi incomprensibile alla mentalità laica. E’ questo il motivo per cui la verità riguardante lo scopo della morte di Cristo è conosciuta a stento, tenuta gelosamente, come parte di ordinaria pietà evangelica. La nostra mentalità cristiana è così deviata dalla centralità laica e naturale dell’uomo, che a malapena comprendiamo o amiamo la centralità di Dio rappresentata dalla croce di Cristo.

“Il Significato nascosto della Croce”
La nostra focalizzazione è molto limitata. Andremo al di sotto della questione riguardante la giustificazione, riconciliazione e perdono per andare dritti in fondo alla base di tutto ciò. E’ quello che C.E.B. Cranfield chiama “Il significato nascosto della Croce” (The Epistole to the Romans, Vol. 1, I.C.C., Edinburgh: T.&T. Clark, 1975, p. 213).
La cosa a cui si dovrebbe dare maggiore ascolto mentre leggiamo questo testo è il problema dell’intera umanità, che il punto di vista dalla Bibbia (ovvero il punto di vista di Dio) sta tentando di risolvere attraverso la morte di Cristo. In cosa è diverso questo problema rispetto ai problemi che, secondo la mentalità laica, Dio deve risolvere?
Dio lo ha prestabilito (Cristo) come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue. Per dimostrare la sua giustizia, avendo usato divina tolleranza verso i peccati commessi in passato; (Romani 3:25). I versi sopraccitati riassumono il fondamentale problema che la morte di Cristo è chiamata a risolvere. Dio ha prestabilito Cristo (ha fatto si che morisse) per dimostrare la sua onestà (o giustizia). Il problema che, fu necessario risolvere, fu che Dio, per qualche motivo sembrò essere ingiusto, e volle rivendicarsi e pulire il suo nome. E’ questo il principale punto in questione: è in gioco l’onestà di Dio. Il suo nome la sua reputazione o il suo onore devono essere difesi. Prima che la croce possa esistere per il nostro amore, essa deve esistere in virtù dell’amore di Dio.

Ma cosa ha creato il problema? Perché Dio dovette affrontare il problema di fare una pubblica rivendicazione della sua onestà? La risposta giace nell’ultima frase del verso 25: “Avendo usato divina tolleranza verso i peccati commessi in passato”. Ora quel verso cosa sta a significare? Significa che per secoli e secoli Dio fece ciò che il Salmo 103:10 dice, “Egli non ci tratta come meritano i nostri peccati, e non ci castiga in base alle nostre colpe.” Egli ha sorvolato su migliaia di peccati. Egli li ha perdonati e lasciati andare senza punirli.

Il disprezzo di Davide per Dio
Re Davide è un buon esempio. In 2 Samuele 12, è affrontato dal profeta Natan per aver commesso adultero con Bathsheba e aver poi ucciso suo marito. Natan dice, “Perché hai dunque disprezzato la parola del Signore?” (2 Samuele 12:9). Davide si dimostra sensibile al rimprovero di Natan e nel verso 13 dice, “Ho peccato contro il Signore.” A questo, Natan replica, “Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai.” Proprio così! L’omicidio e l’adulterio sono “perdonati.” Sembra incredibile. Il nostro senso di giustizia ci fa venire voglia di gridare, “No! Non può permettersi di cavarsela così. Lui merita di morire o essere imprigionato a vita!” ma Natan non lo dice, lui dice: “Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai.”

Perché il perdono è un Problema?
Questo è ciò che Paolo intende dire nei Romani 3:25 nel sorvolare suoi peccati commessi in passato, ma perché questo rappresenta un problema? Perchè è sentito come un problema dalla mentalità laica che Dio sia clemente con i peccatori? Quante persone, al di fuori della portata dell’influenza biblica, si trovano alle prese con il problema che un giusto e sacro Dio fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Matteo 5:45)?Quanti si trovano alle prese con l’apparente ingiustizia che Dio sia indulgente con i peccatori? Quanti cristiani si trovano alle prese col fatto che il perdono dei peccatori rappresenti una minaccia per l’onestà di Dio?

Il punto di vista dei laici non valuta neanche la situazione nel modo in cui fa la Bibbia, perchè? Perché la mentalità laica pensa da un punto d’inizio del tutto differente. Non prende come punto di partenza i diritti di Dio in quanto Creatore, ovvero il diritto di mantenere e mostrare l’infinito valore della sua onestà e della sua gloria. Il punto d’inizio dell’uomo considera l’uomo come inizio e pretende che Dio si conformi ai nostri diritti e alle nostre richieste.

Peccare è cosa di poco conto Rispetto alla Gloria di Dio.
Osserviamo il verso 23: “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. Ciò che sta in gioco nel peccare è la gloria di Dio. Quando Natan affronta Davide, lui cita Dio quando dice, “Perchè hai disprezzato me?” Potremmo immaginarci Davide dire, “Cosa vuoi dire, ti ho disprezzato? Non ti ho disprezzato. Non ti stavo neanche pensando. Ero appassionato per questa donna e spaventato a morte che la gente l’avrebbe scoperto. Non eri nemmeno tra i miei pensieri.” E Dio avrebbe potuto dire, “Il Creatore dell’universo, il designatore del matrimonio, la sorgente della vita, colui che ti pone in essere, colui che ti ha reso re, colui, Io il Signore, non ero nemmeno tra i suoi pensieri! Esatto Davide, è esattamente quello che intendo io. Mi hai disprezzato.” Peccare rappresenta disprezzo nei confronti di Dio, prima di rappresentare danno per l’uomo. Peccare significa avere predilezione per gli effimeri piaceri del mondo rispetto all’eterna gioia della fratellanza di Dio. Davide ha umiliato la gloria di Dio. Ha sminuito il valore di Dio. Ha disonorato il nome di Dio. Questo è il significato della parola peccato, non essere in grado di amare la gloria di Dio sopra qualsiasi altra cosa”. “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio.”

Dunque il problema derivato dal fatto che Dio sorvola sui peccati commessi è che Dio sembra essere d’accordo con coloro i quali disprezzano il suo nome e sminuiscono la sua gloria. Sembra che Dio voglia dire a causa dell’indifferenza che la sua gloria venga rifiutata con disprezzo. Sembra che egli chiuda gli occhi sulla scarsa stima del suo valore.

L’affronto degli Anarchici Prosciolti
Immaginiamo che un gruppo di anarchici trami di assassinare il Presidente degli Stati Uniti e l’intero Governo, e riescano quasi nel loro intento. Le bombe distruggono buona parte della Casa Bianca e uccidono delle persone dello staff, ma il Presidente riesce a scamparla per un pelo. Gli anarchici vengono presi e la corte li giudica colpevoli. Ma in seguito gli anarchici dicono di essere dispiaciuti e quindi la corte sospende la sentenza e li rimette in libertà. Ora che messaggio trasmetterebbe al mondo sul valore della vita del Presidente e sull’importanza della sua autorità? Trasmetterebbe il messaggio che i valori del Presidente sono valori di poco conto. Questo è ciò che comunica il sorvolare sui peccati. La gloria di Dio e il suo giusto governo rappresentano valori di minore importanza o non rappresentano dei valori. Tralasciando la divina rivelazione, la mentalità naturale (la mentalità laica) non vede o sente questo problema. Quale laico passerebbe notti insonni a causa dell’apparente ingiustizia per la bontà di Dio nei confronti dei suoi peccatori? Ma, secondo Romani, questo è il problema fondamentale che Dio ha risolto con la morte del Figlio. Leggiamo di nuovo: “Ha fatto ciò (prestabilito la morte di suo figlio) per dimostrare la sua giustizia, avendo usato divina tolleranza verso i peccati commessi in passato; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto” (versi 25b-26). Dio sarebbe ingiusto se sorvolasse sui peccati commessi, come se il valore della sua gloria fosse nulla.

Dio ha visto la sua gloria essere disprezzata dai peccatori (come Davide), ha visto sminuito il suo valore e disprezzato il suo nome per colpa dei peccatori, e piuttosto che rivendicare il valore della sua gloria uccidendo la sua gente, ha rivendicato la sua gloria uccidendo suo Figlio. Dio avrebbe potuto pareggiare i conti punendo tutti i peccatori con l’inferno, questo avrebbe dimostrato che egli non minimizza il nostro venir meno alla sua gloria (Il nostro sminuire la sua gloria). Ma Dio non era intenzionato a distruggere. “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Giovanni 3:17).

Conosciamo (e Condividiamo!) la Passione più profonda Di Dio?
Questa verità la conosciamo bene. Sappiano bene che Dio è lì per noi. Sappiamo che la nostra salvezza è rappresentata dal fine di mandare Gesù sulla Terra. Ma sappiamo cosa c’è alla base di tutto ciò? Siamo a conoscenza che c’è un fine più profondo nel mandare il Figlio sulla Terra? Siamo a conoscenza che l’amore che Dio ha nei nostri confronti dipende da un amor ancor più profondo, ovvero, l’amore di Dio per la sua gloria? Siamo a conoscenza che la Passione di Dio, per salvare i suoi peccatori, poggi le sue radici su una passione ben più profonda, ovvero, la Passione di Dio per rivendicare la sua onestà? Ci rendiamo conto che il compimento della nostra salvezza non pone il suo centro su di noi, ma lo pone sulla gloria di Dio? La rivendicazione della gloria di Dio rappresenta il terreno della nostra salvezza (Romani 3:25-26), e l’esaltazione della gloria di Dio rappresenta il fine della nostra salvezza. “Cristo è diventato servitore dei circoncisi. . . mentre gli stranieri onorano Dio per la sua misericordia” (Romani 15:8-9).

Può l’esaltazione di se stessi considerarsi un atto d’Amore?
Qualcuno potrebbe chiedersi, “Come può essere così auto-esaltante l’amore di Dio per la croce?” Se egli sta davvero esaltando la propria gloria e rivendicando la propria bontà allora come potrebbe la croce, considerarsi sul serio, un atto di amore per noi? Temo che la domanda nasconda una comune visione laica che pone l’uomo al centro, questo fa presumere, che per essere amati, Dio debba metterci al centro. Egli debba mettere in evidenza il nostro valore. Se il nostro valore non viene messo in rilievo, allora non siamo amati. Se il nostro valore non è sul terreno della croce, allora non siamo stimati. La presa di posizione in merito a tali domande è che l’esaltazione del valore e la gloria di Dio sopra l’uomo non è la vera essenza di ciò che l’amore di Dio per l’uomo rappresenta.

Il punto di vista della Bibbia, tuttavia, afferma l’esatto contrario. La croce rappresenta l’apice dell’amore di Dio verso i peccatori, non perché essa dimostri il valore dei peccatori, ma poiché essa rivendica il valore di Dio per i peccatori, di cui essi possono godere. L’amore di Dio per l’uomo non consiste in rendere l’uomo centrale, ma consiste nel rendersi lui stesso centrale per l’uomo. La croce non rivolge l’attenzione dell’uomo al suo rivendicato valore, ma la rivolge alla rivendicata bontà di Dio. Questo è amore, perché l’unica e possibile eterna felicità per l’uomo è rappresentata da quella felicità basata sulle ricchezze della gloria di Dio. “C’è abbondanza di gioia alla tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno” (Salmo 16:11). L’auto-esaltazione di Dio è amore, perché ci riserva e ci offre l’unico, infinitamente soddisfacente, oggetto del desiderio nell’universo, ossia l’infinitamente giusto e glorioso Dio.

Perché la croce è una follia?
Il motivo principale per cui la croce rappresenta una follia per il mondo è dato dal fatto che essa simboleggi la fine dell’auto-esaltazione umana e un radicale impegno verso l’esaltazione di Dio. No, “impegno” non è proprio la parola giusta, piuttosto la croce è un richiamo alla radicale “esultanza” nell’esaltazione di Dio. La croce rappresenta la morte della nostra richiesta di essere amati venendo messi al centro e rappresenta la nascita della gioia in Dio di essere messo al centro.

Perché la croce è gioia?
Mettiti alla prova. Qual è il tuo punto di vista? Cominci con Dio i suoi diritti e i suoi fini? O Cominci con i tuoi diritti e le tue richieste? E quando pensi alla morte di Cristo, a cosa pensi? La tua gioia deriva nel tradurre questo grandioso lavoro divino in un incremento d’auto-stima? O ti sei soffermato a pensare e saziato con stupore, riverenza e adorazione che qui, nella morte di Gesù, c’è la più profonda e chiara dichiarazione che infinita stima che Dio ha per la sua gloria e per suo Figlio? Obiettivamente qui vi è una grande base per la completa certezza di speranza: Il perdono dei peccati è basato, non sul mio limitato valore o lavoro, ma si basa sull’infinito valore della bontà di Dio, la costante lealtà di Dio di mantenere e rivendicare la gloria del suo nome.
Mi rivolgo a te con tutto il mio cuore, prendi una posizione in merito. Basa la tua vita su questo. Fonda la tua speranza su questo. Sarai libero dal futile punto di vista del mondo e non cadrai mai. Quando l’esaltazione di Dio per Dio in Cristo rappresenterà la tua gioia, non potrà venir meno.

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