Sono rimasto molto colpito quando in un’intervista televisiva ho visto il padre di un giovane appena ucciso dire che perdonava l’assassino. Mi domando come noi reagiremmo se venissimo a trovarci in tale situazione. Difficile dirlo! Forse, dal punto di vista cristiano è giusto – è sublime – perdonare, ma la realtà e che molti non sanno perdonare e nemmeno vogliono farlo. Sia per sete di vendetta, sia per spirito di giustizia.

Il ritorno del figliol prodigo - RembrandtLa verità è che è molto difficile concedere il perdono vero a chi ci ha arrecato del male.
Perchè perdonare un terrorista che, mentre viene perdonato, forse si compiace con sé stesso di ciò che ha fatto o se ne vanta con i suoi complici?
Perchè perdonare un pirata della strada che ha investito un bambino sotto l’effetto di droghe o alcool?
Perchè perdonare un assassino che attraverso i suoi atti criminali rafforza il suo potere di capo inflessibile?
Perchè bisogna perdonare un individuo spietato che ha tradito, ingannato, perseguitato, arrecato danni a famigliari, amici, conoscenti e continua a farlo?
Come fanno gli ebrei a perdonare Hitler che ne ha fatti sterminare migliaia?
Questa problematica sussiste e spesso e in diverse misure veniamo lesionati da una terza parte. Che fare quindi?

Ovviamente per perdonare occorre che chi ha compiuto la nefandezza si penta – e lo dica -, convincendo che il suo pentimento è vero. Occorre che il pentito provi rimorso. Il rimorso è la nostra reazione primordiale, di esseri umani, all’aver contribuito, in qualsiasi modo, a fare del male a qualcun altro. Il rimorso è la prova che, nel profondo del nostro essere uomini, c’è scolpita, indelebile, la conoscenza del bene e del male. Lo si prova perfino quando abbiamo fatto del male in modo involontario a un amico, vicino ecc. Oppure una volta cresciuti proviamo rimorso per azioni compiute sconsideratamente da giovani. E il rimorso non si spegne col tempo, nemmeno quando l’altro accetta il nostro perdono. Il rimorso ci impone un radicale pentimento, ci spinge a voler espiare, a compiere un’azione realmente riparatrice. Solo di fronte al rimorso il perdono è possible. Anzi è dovuto, per quanto straziante sia stato il nostro dolore. Di fronte al rimorso e al pentimento sincero dobbiamo perdonare. Se non lo facciamo, scegliamo la via della vendetta. La vendetta ci inchioda al passato, al momento dell’atto compiuto dal malvagio. Ci costringe ad essere com’era lui. La vendetta blocca la nostra capacità di cambiare, di rinnovarci. Le persone vendicative sono ossessionate, sofferenti. E se la vendetta si installa nella società, l’avvelena e la dilania con una malvagità che può durare decenni, secoli e che nessuno riesce a spegnere. Basti pensare alle sanguinose faide famigliari, all’odio religioso, a quello etnico in varie parti del mondo, e cosi via. In effetti dove non riesce il perdono, odio chiama odio, sangue chiama sangue, senza fine.

Perciò Dio è intervenuto per spegnere questo odio devastante. Lui ha deciso di perdonarci attraverso il sacrificio della croce compiuto da Suo Figlio. Gesù ha espiato le colpe di chi si è pentito del proprio peccato. Nella parabola del Figliol prodigo, è il padre che corre incontro al figlio, ma questi si butta ai piedi e dice: “Padre ho peccato contro  il cielo e contro di te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ancora, Gesù perdona Maddalena perchè ha fede, rimette i peccati quando il peccatore è pentito. Questo principio e tutt’ora valido, considera quello che Gesù ha fatto per te. A te la scelta!