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Una delle più antiche diatribe teologiche sorte nel movimento cristiano è: “Come può Gesù essere sia Dio che uomo?” Questa domanda è divenuta sia un mistero, su cui i teologi hanno meditato tanto, sia una vera sfida alla fede cristiana. Dopotutto, anche un teologo islamico potrebbe protestare sostenendo che Dio non sarebbe mai potuto diventare un uomo. Dio non poteva essere un bambino in una mangiatoia, non poteva morire su una croce. Come avrebbe potuto Dio ridursi a questo misero stato umano? Come può Gesù essere sia Dio che uomo?

Come cristiani siamo pronti per rispondere a queste domande e comprendere l’intreccio di queste due nature: Gesù è pienamente Dio e pienamente uomo, perfettamente divino e umano.

Ciò significa che ogni volta che Gesù agiva, operava sia da uomo che da Dio; non era a volte Dio e a volte uomo, ma era sempre Dio e sempre uomo; non ha cambiato ruolo o modo o persona, ma era allo stesso tempo pienamente Dio e pienamente uomo. Molti studiosi teorici negli ultimi duemila anni sono sorti per dare un senso a questa realtà, ma spesso le loro spiegazioni hanno fornito una Cristologia compromessa. Stando a quello che ci hanno trasmesso si potrebbe affermare che Gesù non era veramente Dio o che non era veramente uomo. Io personalmente, tuttavia, non trovo tali compromessi coerenti con i dati biblici né filosoficamente necessari; penso che l’incarnazione possa essere compresa, nonostante per molte persone sembri una conclusione troppo impegnativa. Dio non ci rivelerebbe qualcosa che non potesse essere compreso.

Quindi la domanda è, piuttosto: “Come può Gesù essere sia Dio, sia uomo?”

Dio ha descritto sé stesso nella sua storia. Immaginiamo che io stia scrivendo una narrativa diversa piena di personaggi interessanti. Mentre state leggendo la mia storia, notate qualcosa di interessante. Ho descritto me stesso nella storia, c’è un personaggio con il mio nome, e parlo come autore della storia ai miei altri personaggi. Immaginiamo che dica loro che io sono l’autore e che i miei personaggi non mi credano. In un certo senso, io sono sia un personaggio che l’autore. Entrambi trascendono la storia e io sono nella storia. Anche se si tratta di una dimensione diversa, se applichiamo quest’esempio al nostro discorso, abbiamo l’elemento in cui io sono sia un essere superiore alla storia che un componente della storia stessa. L’incarnazione può essere considerata in questo modo.

Immaginando di potere avere il potere di scrivere sé stesso nella storia, è così impensabile che Dio possa farlo? Dio può essere definito come trascendente, che trascende lo spazio e il tempo, che è al di là dello spazio e del tempo, ma che, contemporaneamente, è però anche un Dio immanente: Dio esiste in questo momento, ha scritto sé stesso nella sua storia. Quando ha scritto sé stesso nella sua storia, comunque, ha dovuto limitarsi all’esperienza umana; nel Vangelo vediamo, infatti, Cristo sottoporsi alla tentazione, e lo vediamo anche con potere e conoscenza limitati. Possiamo vedere in lui queste caratteristiche perché era completamente uomo. Allora, come può Gesù essere sia Dio che uomo? Perché Dio ha scritto sé stesso nella sua storia, come un uomo.

L’immagine umana del Dio invisibile. Come un personaggio nella mia storia, sarei un’immagine o un riflesso di me stesso in essa; similmente, Gesù è “l’immagine visibile di un Dio invisibile” (Colossesi 1:15). Gesù ha voluto rendere “l’immagine umana del Dio invisibile”, questa descrizione non compromette il significato di questo versetto, ma è solo un po’ più specifica. Analogamente, in Ebrei 1:3, parlando di Gesù è scritto: “Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza,”. Questi non sono titoli o premi che potrebbero essere dati a qualcuno che non era Dio, ed avrebbe avuto senso solo se Gesù era Dio scritto nella sua stessa storia.

Come può Gesù essere sia Dio che uomo? Non penso che il concetto dell’immagine umana di un Dio invisibile sia oltre tutta la comprensione umana. Credo che abbia un senso. Ha senso che Gesù sopporti la tentazione, nonostante sia Dio. Avrebbe senso che non potesse sempre compiere miracoli e spesso deve fare affidamento sullo Spirito Santo, avrebbe senso il fatto che fosse più pieno di Spirito in certe occasioni. (Luca 1:4).

Quando sopportava queste prove, era interamente Dio. Dio ha depositato i suoi diritti divini per il suo popolo. Era uguale al Padre, ma non considerava l’uguaglianza con Lui una cosa da afferrare, quindi l’ha abbandonata. In questo modo, Gesù non ha fatto molto di più di un autore che scrive sé stesso nella sua storia. Se fossimo autori di una storia potremmo mettere noi stessi come un personaggio di questa. Dio in realtà è disceso nella sua storia per i suoi personaggi, come se noi scrivessimo la storia più orribile per noi stessi e trasferissimo la nostra consapevolezza in esso.

Stiamo facendo la domanda sbagliata? La domanda: “Come può Gesù essere sia Dio che uomo?” potrebbe essere la domanda sbagliata. È quasi come se si volesse seguire una teologia tecnica, come se si chiedesse quale sia il meccanismo tramite il quale Dio possa diventare uomo. Ma se Dio è onnipotente, egli deve necessariamente essere in grado di fare tutto ciò che potrebbe essere assurdo secondo la logica umana. Siccome penso di aver risolto la tensione logica nelle sopra citate sottosezioni, la domanda sarebbe solo se Dio è sufficientemente potente da poter scrivere sé stesso nella propria storia. La domanda che ci stiamo ponendo è se un essere umano onnipotente ha abbastanza potenza per compiere un’attività per nulla facile, e ha una risposta immediata. Nel momento in cui ci poniamo la domanda, già ci diamo la risposta: “Ovviamente sì. Certamente Dio è potente a sufficienza!”

Per affrontare la questione, quindi, quella originaria non era la domanda giusta.

La domanda corretta, piuttosto, è: “Perché Dio avrebbe voluto o sarebbe dovuto diventare un uomo?” L’ho suggerito prima. Dio diviene un uomo per salvare il suo popolo. Supponiamo che un sequestratore è sotto processo davanti ad un giudice. Qualche giorno prima del processo, un membro della famiglia del sequestratore va dal giudice e gli offre una tangente in cambio della libertà del parente. Se il giudice accettasse la tangente, penseremmo di lui che è un giudice corrotto e immorale. Dio non è un giudice corrotto e immorale. Deve fare giustizia. Siccome siamo tutti peccatori (Romani 3:20), siamo tutti come quel sequestratore colpevole davanti al giudice. Sulla base anche solo di un semplice aspetto, per esempio, noi tutti pensiamo che sia sbagliato mentire, eppure noi mentiamo. Se non siamo nemmeno all’altezza della nostra morale, quanto di più non siamo all’altezza di Dio?!

L’ira di Dio è rivelata contro ogni ingiustizia. Per questo Dio è diventato un uomo, ha scritto sé stesso nella sua storia, ha vissuto una vita senza peccato, e nonostante ciò è stato ucciso. Quando è stato ucciso, tutta l’ira del Padre che meritavamo noi è stata riversata su di lui, che è morto al posto nostro. Gesù è morto della morte che meritavamo noi, poi è resuscitato. Ora tutti quelli che ripongono la loro fiducia in lui avranno tutti i loro peccati contro Dio perdonati e cancellati.

“Come può Gesù essere sia Dio che uomo?” è, dunque, la domanda sbagliata, mentre quella giusta è: “Perché Dio sarebbe dovuto diventare un uomo?”

 

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